BASILICA DELLA SANTISSIMA IMMACOLATA E DI SAN GIUSEPPE LABRE A ROMA SANTA MESSA IN MEMORIA DI DON COSIMINO FRONZUTO NEL VENTICINQUESIMO DEL RITORNO AL PADRE

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Domenica 22 giugno 2014 ore 9.30 vi sarà una Santa Messa nella Basilica della Santissima Immacolata e San Giuseppe Labre in Via Taranto – angolo Via Monza a Roma in memoria dell’indimenticabile Don Cosimino Fronzuto, Gaeta 5 settembre 1939 – 5 luglio 1989, nel 25° del Ritorno al Padre.

L’accompagnamento sarà eseguito da Graziano Fronzuto, member of The Organ Club and of The Royal College og Organists – London, esclusivamente con l’organo a canne costruito dal Cav. del Lavoro Giovanni Tamburini nel 1932, con adeguati brani del compositore gaetano Franco Michele Napolitano.

La Messa è stata voluta dal ramo familiare e dai gaetani residenti a Roma, per i quali Don Cosimino è sempre stato un indimenticabile esempio

Il Processo di Beatificazione è iniziato nell’Arcidiocesi di Gaeta domenica 10 ottobre 2010; nello stesso giorno è stato intitolato a Don Cosimino Fronzuto il largo antistante la casa parrocchiale di San Paolo a Gaeta, dove ha vissuto per tanti anni.

Questa Messa anticipa le commemorazioni che verranno fatte a Gaeta nelle settimane seguenti e in particolar modo nel giorno del 25° anniversario, 5 luglio 1989.

Don Cosimino Fronzuto nasce a Gaeta il 5 settembre 1939, da una famiglia di fede profonda; ordinato sacerdote nel 1963, è vice rettore nel Seminario Diocesano, assistente di Azione Cattolica e, dal 1967 al 1989, parroco nella Chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo in Gaeta fino alla sua morte.

L’incontro con la spiritualità dei Focolari è la scoperta della vita che si sprigiona dalla Parola vissuta; da allora, instancabilmente e con grande concretezza e originalità, diventa testimone di amore evangelico e unità per la comunità parrocchiale, la diocesi e la realtà sacerdotale del movimento.

Testimonianza che tocca il suo culmine durante la malattia che, in pochi mesi, lo consuma rapidamente; il suo stile pieno d’attenzione verso tutti, in particolare gli ultimi, modella una comunità che puntando solo a vivere il Vangelo dell’amore, si fa segno e profezia per la Chiesa e la società.

Era stato ordinato prete, nel 1963, proprio mentre il Concilio Vaticano II tracciava un nuovo profilo della Chiesa popolo di Dio e, al suo interno, delle varie vocazioni, carismi e ministeri. Sacerdozio compreso.

Da una visione più gerarchica e piramidale, si passava a una visione comunionale; la sperimentazione di questo modello non è stata e non è facile: in questi anni; però, pur tra mille difficoltà, una nuova figura di prete all’altezza di ciò che oggi lo Spirito dice alla Chiesa ha cominciato a mostrare, con discrezione ma insieme con nitidezza, il suo volto.

E proprio don Cosimino Fronzuto, con la sua perseverante intelligenza, evangelica semplicità e coraggio profetico, ci può aiutare a tratteggiare questo volto.

A leggere le pagine della sua vita e degli scritti che ha lasciato, è persino possibile tracciare una sorta di “carta del prete”, senza “se” e senza “ma”.

Il prete è un cristiano che segue Gesù credendo, senza “se” e senza “ma”, all’amore del Padre.

Don Cosimino ha scritto: “La lavanda dei piedi è stata per me fondamentale. Perché lui lo ha fatto, dovrò ripeterlo anch’io per gli uomini di queste generazioni. Dignità sublime! Ma Cristo nella sua dignità divina depone le vesti e lava i piedi. Io, prete, ripeterò Cristo, spogliandomi della mia onorabilità falsa cui tengo, e mi avvicinerò agli uomini per portare loro la lavanda dei piedi, la redenzione. Laverò i piedi in confessionale, in ospedale, dicendo messa, curando i poveri, i vecchi. Ma dovrò spogliarmi. Questo è l’essenziale”.

È questo il tratto qualificante e luminoso di tutta la sua esistenza sacerdotale.

Sino al culmine rappresentato dall’ultimo periodo della sua vita, che si trasforma in un evento misterioso di assimilazione totale al sacrificio di amore di Gesù sulla croce, che coinvolge anima e corpo.

Con intensi accenti mistici, egli ha anche scritto: “L’amore di Dio su un’anima è assimilante. Ciò che avviene sul piano dello spirito deve avvenire anche su quello della carne.

In altre parole Dio vuole glorificarci tutti, e il suo lavoro consiste in quello che già osserviamo in Gesù: oscuramento, tentazione, agonia, morte e, prima della morte, l’abbandono del Padre. Quando soffro, quando soffriamo, Gesù soffre in noi. Si soffre in due, si ama in due, si muore in due, o meglio, si spira in due l’ultimo atto d’amore possibile sulla Terra.

Lui solo era solo nel far questo. Noi abbiamo lui in noi, con noi, per noi…

E Maria che fa? Maria fa la desolata sotto la croce: fa da madre che offre il figlio, me-figlio,

me-Gesù, e si prepara ad allargare ancora la sua maternità per via della nostra morte-dono”.