FORMIA – “A prima vista”, al via ieri alla Torre di Mola la mostra fotografica di Mario D’Onofrio

Le 3C Minturno”Gli specialisti della cover”

manifesto mostra Mario D'OnofrioSi intitola “A prima vista” la splendida mostra fotografica di Mario D’Onofrio in programma a Formia da ieri 18 settembre fino al 4 di ottobre presso la Torre di Mola.

L’evento, promosso dall’Assessorato alla Cultura nell’ambito della rassegna “I luoghi dell’arte”, sarà inaugurato oggi alle 18 a cura di Umberto Zampini, con gli interventi critici di Kristian Franzini e Salvatore Bartolomeo. La fotografia è un’arte particolare – scrive Zampini -. Permette al fotografo di essere al contempo “meccanismo di registrazione” di ciò che esiste nella realtà e manipolatore della stessa, o di essere narratore degli altri parlando in realtà di sé, o di mostrare ciò che è sotto gli occhi di tutti svelando ciò che nessuno ha visto. O tutte queste cose assieme. Mai ‘prigioniero’ d’un soggetto, d’una tecnica fotografica, d’una apertura focale o d’un processo di post-produzione particolare, Mario D’Onofrio sincronizza ciò che vede alle ragioni del suo cuore, al proprio modo di fare arte, di amare la realtà in cui vive e lavora”.

Il suo mondo è animato di rivelazioni e racconti, rielaborati attraverso una sensibilità da narratore. Un flusso continuo di emozioni, scrive Zampini, “legate tra loro dalla capacità di sedurre chi le osserva dopo aver sedotto chi le ha colte”. Dai paesaggi marini ai ritratti, alle scene urbane: un orizzonte venato d’ironia e stupore. I lavori di Mario D’Onofrio presentano la sua terra e la sua gente con l’ambizione di poter raggiungere chiunque, oltre le barriere linguistiche e culturali, in cerca delle radici dell’uomo, principale unità di comprensione e misura del mondo. “Lontano da moralismi – scriva Zampini -, eppure fortemente morale, Mario D’Onofrio lo sa e lo proclama con forza nei suoi lavori sottraendo così la fotografia al suo semplice nome di “scrittura con la luce” e lo dichiara fin dal titolo di questa mostra, ‘A Prima Vista’, per significare che le sue fotografie non sono, non possono e non vogliono essere oggettiva registrazione della realtà, ma racconti del e dal suo cuore d’artista”.