Gli studenti di Latina rinnovano la protesta: “Niente paura, difendiamo la cultura!”

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Il giorno 16 Novembre 2013 gli studenti di Latina si incontreranno alle ore 9 in Piazza del Popolo per rinnovare la loro protesta contro una politica che oltraggia il patrimonio culturale italiano ed affonda l’istruzione pubblica.

I rappresentanti d’istituto di Latina si sono riuniti per redigere un documento in cui sono raccolte le ragioni della protesta:
contro i disagi degli studenti di oggi, per una maggiore partecipazione, per uno stato di welfare, un’istruzione di qualità e accessibile da tutte e tutti.
Vogliamo essere protagonisti del presente e costruire il nostro futuro senza dover pensare ai nostri diritti come un lusso.

Anno dopo anno le riforme scolastiche sono state un susseguirsi di tagli indiscriminati che hanno ridotto sempre più l’offerta formativa;alcune iniziative continuano ad andare in questa direzione, come contributo scolastico “volontario” che aprirà una spaccatura tra scuole di serie A e di serie B: non è quello che ci aspettiamo da chi governa questo paese, viste le criticità che quotidianamente siamo costretti ad affrontare.
Trasporti pubblici inefficienti, corse inesistenti, mezzi affollati, obsoleti e poco sicuri;scuole da ristrutturare, trascurate a causa dei tagli;
Test INVALSI fondati sulla competizione e sulla meccanica acquisizione di dati, mirati a formare soggetti in grado unicamente di ragionare secondo schemi fissi e insindacabili, privi di contributo critico.

Queste sono solo alcune delle problematiche che minano le scuole della provincia e non possono essere le fondamenta di uno stato democratico;
istruzione e ricerca sono i principi fondanti di un paese che punti allo sviluppo e alla formazione di cittadini attivi, consapevoli e competenti, che possano risollevare le sorti dell’Italia.

Gli studenti di Latina rinnovano la protesta:
“Niente paura, difendiamo la cultura!”

Il Documento:

Se è vero che i sistemi d’istruzione sono diversi da paese a paese, é anche vero che le lotte studentesche sono spesso altamente interconnesse, se non uguali. Ancora oggi gli studenti si trovano davanti a problemi enormi come l’accesso dell’istruzione e il costo della stessa, e, oggi come ieri, le istituzioni rimangono sorde a qualsiasi tipo di mobilitazione propositiva. Con questa giornata intendiamo ricordare le studentesse e gli studenti che hanno lottato in passato, ma vogliamo anche rivendicare il nostro ruolo da protagonisti nel presente e nel futuro che continua spesso a venirci negato.

Dal 2008 la parola crisi è entrata con prepotenza nel nostro vocabolario, e ci é entrata con un significato e con un ruolo che alle studentesse e agli studenti è sempre stato stretto. Dicono crisi per indicare una grossa crisi finanziaria, ma dimentichiamo che la crisi è anche e soprattutto sociale, culturale, democratica; dicono crisi per trovare una giustificazione plausibile alle politiche antidemocratiche e di austerità che ci vengono imposte dai vertici delle istituzioni europee; dicono crisi per giustificare la cancellazione dei diritti delle fasce più deboli della società. Oggi come nel 1939 vogliamo chiedere democrazia, lavoro, welfare, un’istruzione di qualità e accessibile da tutte e tutti, vogliamo essere protagonisti del nostro presente e vogliamo costruire il nostro futuro senza dover pensare ai nostri diritti come un lusso.

Secondo i recenti dati OCSE la spesa complessiva in istruzione è ferma al 4,9 % del PIL:  dal ’95 ad oggi gli ’investimenti sulla scuola, la ricerca e l’università non hanno subito gli aumenti che più volte ci hanno promesso,  contribuendo così all’ampliamento della forbice sociale e l’esclusione dei soggetti più “scomodi” o meno redditizi.

Il risultato di queste spietate politiche economiche lo viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle: la dispersione e l’abbandono scolastico hanno raggiunto livelli decisamente superiori alla media europea, particolarmente nelle zone del centro e sud Italia. L’esclusione dal percorso formativo ha creato il fenomeno dei NEET : quasi un giovane su 4 tra i 15 e i 16 anni non studia, non lavora, non è inserito in un percorso di formazione professionale.

Rivendichiamo uno stato in grado di assicurarci il diritto allo studio non con misure economiche tappabuchi ma con un intervento organico e sistematico, senza disparità tra regione e regione, volto a sopperire alle diseguaglianze economiche e a riqualificare le situazioni di disagio. La scuola concepita come centro culturale, sociale, formativo dello studente passa per le agevolazioni sul trasporto, sul materiale scolastico, sulle esperienze artistiche di cui può usufruire.

Il trasporto pubblico è una nota dolente per lo studente pendolare e non solo; corse inesistenti, mezzi affollati obsoleti e poco sicuri, guasti improvvisi e attese infinite: questo è l’assurda situazione del nostro trasporto urbano. Oltre ad un ridefinizione delle tratte e ad un investimento sui mezzi a disposizione della cittadinanza, rivendichiamo la gratuità delle corse per i soggetti in formazione e delle sostanziali riduzioni  per i cittadini.

Chiediamo il blocco dei contributi “volontari”, mezzo su cui è stato costruito lo smantellamento della scuola pubblica avendo addossato alle famiglie la responsabilità della gestione economica delle attività scolastiche  : ; i governi di centro-destra e centro-sinistra  che si sono susseguiti negli ultimi 10 anni hanno preferito salvaguardare gli interessi delle scuole private, degli speculatori finanziari e le grandi opere (TAV, MUOS, F35) tagliando, invece, su scuola, lavoro ed università.

Ribadiamo il nostro No all’INVALSI, utile solo ad incrementare la forbice tra scuola di “Serie A” e “Serie B”  in base ad una graduatoria dettata da test limitanti delle capacità reale dello studente. Incarnando il prototipo della didattica fondata sulla competizione e sulla meccanica acquisizione di dati, porta lo studente a  rielaborare secondo schemi fissi e insindacabili, privi di contributo critico.

Nell’ambito della tutela del diritto allo studio, chiediamo un piano straordinario sull’edilizia scolastica che cancelli lo stato di fatiscenza presente all’interno delle scuole italiane, promuovendo messe in sicurezza e opere di riqualificazione delle strutture trascurate a causa dei tagli e delle situazioni sociali difficili. La scuola, in quanto laboratorio formativo, deve essere oltre che sicuro, piacevole alla vista e dotato di ogni spazio e mezzo utile alla didattica.