Incendio boschivo lungo la via per il Santuario della Madonna della Civita

Le 3C Minturno”Gli specialisti della cover”

Elicotteri impegnati nell incendio sulla via per il Santuario della Civita.jpg 1ITRI – Mi si era visto un così variegato concorso sinergico di operatori antincendio in occasione dei roghi devastanti i boschi di Itri. E pensare che, in occasione di quello di mercoledi, la portata dell’area assalita dal fuoco no nera poi tanto estesa.

Trattandosi di circa due ettari. Fatto sta che a spegnere l’incendio partito, verso le 15,30, sul versante della montagna che si affaccia sulla corsia di destra della strada regionale “Valle del Liri” Avezzano-Itri, c’erano, oltre a due elicotteri della Protezione Civile della Eliossola di Massimiliano Spanò, il popolare “Rambo” ormai per tutti, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato della stazione di Itri, al comando dell’ispettore capo Roberto Broccoli, la squadra 11 A dei VVFF di Terracina distaccati, nel periodo diurno, a Fondi, i volontari della Protezione Civile Emergenza Radio Itri guidati dal presidente Antonio Maggiacomo, cinque operatori della squadra antincendio dell’associazione faunistica “Fra’ Diavolo” agli ordini del presidente Silverio Sinapi e i guardiaparco dei Monti Aurunci, prontamente attivati dal direttore generale Giuseppe Marzano, essendo scoppiato il rogo in area Parco. Dopo l’iniziale interruzione della strada sulla quale transitano i mezzi diretti al santuario della Civita che sorge più in alto, a Campello, a Campodimele, a Lenola, alle grotte di Pastena, a Pico, a Ceprano e alle zone della Ciociaria centrale, il traffico è poi ripreso anche se con qualche difficoltà per un’ora scarsa, dato che alle 17,00 le operazioni di spegnimento avevano ceduto il passo all’azione di bonifica della macchia mediterranea distrutta dal fuoco insieme a qualche albero di carrube e qualche quercia. Nessun danno ,comunque a persone, abitazioni o animali. Molto singolare, per questo episodio, l’intervento di padre Antonio Rungi passionista, già Provinciale dell’ordine e attualmente teologo morale religioso del Santuario. “Ogni incendio è sempre una violenza alla Natura –ha sottolineato in una nota il passionista che è anche docente di Filosofia in un istituto superiore di Mondragone- soprattutto se è fatta questa violenza con la connivenza dell’uomo. Rispettare il creato e la bellissima natura che il Signore ci ha consegnato è un dovere di ogni buon cittadino e soprattutto di ogni credente. Mi auguro che non siano incendi volontari o dolosi per fini ignobili, in quanto questo oltre ad essere un reato, penalmente perseguibile, è anche un grave peccato per un cristiano. Ho assistito -ha detto il religioso – alle operazioni da cielo e da terra delle forze antincendio e ho constatato la celerità, la competenza e la passione di questi esperti per fronteggiare queste emergenze che comunque creano apprensione soprattutto a chi è vicino ai focolai. Mi auguro che nei prossimi giorni non si verifichino altre cose del genere e che la natura venga protetta e rispettata”. E, oltre a padre Rungi, un responsabile del CFS ha ricordato come sugli incendi boschivi pende, già dal Concilio Lateranense del 1139, una scomunica. “Scomunica per gli incendiari – L’incendio è un «flagello devastatore e pernicioso» che «supera ogni altra forma di rapina». Dunque chi lo provoca «sia scomunicato» si legge infatti in un prezioso documento dell’epoca riproposto da un sottufficiale del CFS che tiene lezione ai militari dei nuclei interforze europee, figura di spicco dei corpi scelti nella prevenzione e repressione degli incendi boschivi, oltre che dell’addestramento del personale  dei vari corpi militari dell’Europa.

Autore: Orazio Ruggieri

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