Rif. Comunista Formia: La gestione dei rifiuti, la superbia dell’amministrazione comunale e la faccia tosta dell’UDC

Le 3C Minturno”Gli specialisti della cover”

Davanti allo scellerato parere del commissario alla spending review non possiamo che assumerci l’onere di alcune osservazioni sul tema della gestione del ciclo dei rifiuti, la cui corretta gestione è fondamentale nell’economia della nostra città, assorbendo la stessa una cospicua parte del bilancio comunale.

Ribadiamo la nostra assoluta contrarietà ad una eventuale gestione privata, che significherebbe consegnare agli appetiti di privati un servizio fondamentale, come quello dei rifiuti, con tutte le drammatiche ricadute in termini di qualità e di costi.

D’altronde l’esperienza fallimentare di Acqualatina insegna che se a gestire un servizio viene chiamato un privato sono guai, soprattutto se al loro interno trovano spazio i politici.

Infatti la società targata PDL(FI)-UDC ha fatto la sola fortuna dei politici che hanno avuto la possibilità di sedersi nel suo consiglio di amministrazione. I vari Fazzone [400mila euro], Cusani [90mila euro], Stefanelli [130mila], Martella [200mila], De Santis, Simeone [80mila], Ruggeri occupando il ruolo di consigliere hanno portato a casa importi ragguardevoli. Dal 2003 al 2012 il consiglio di amministrazione di Acqualatina ci è costato la cifra esorbitante di 5milioni di euro, di cui ben 2milioni di euro per pagare i politici pontini, che tra l’altro non ci pare abbiano mai avuto le competenze per giustificare gli emulenti incassati.

I cittadini hanno invece subito aumenti esponenziali delle bollette e un servizio sempre più inefficiente, grazie anche alla complicità dei sindaci dell’ATO4 che hanno permesso alla società italo-francese di posticipare gli investimenti all’infinito.

E’ chiaro quindi che a sostenere la scelta di un privato sia proprio l’UDC che dalle privatizzazione ha sempre tratto profitto, mettendo all’interno delle società uomini di provata fede.

D’altronde anche la scelta dell’attuale amministrazione di una società in house non ci convince, in quanto nonostante siano sottoposte a regime particolare rispetto alle altre s.p.a. , ciò non fa venire meno la loro natura privatistica, con tutti i limiti e i dubbi che tale scelta determina.

Noi abbiamo sempre sottolineato invece , non essendo più prevista dall’attuale normativa la possibilità della municipalizzata, la necessità che a gestire il ciclo dei rifiuti sia un’azienda speciale, cioè un ente di diritto pubblico che, pur con l’accentuata autonomia che le deriva dall’attribuzione della personalità giuridica, è parte dell’apparato amministrativo che fa capo al Comune e ha connotati pubblicistici.

Così come non ci ha convinto la scelta dell’amministrazione comunale di evitare ogni forma di dibattito pubblico, così come chiesto da molti.

Ancora una volta siamo davanti ad una decisione d’imperio portata avanti in maniera scellerata, quando invece la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori avrebbe sicuramente dato maggior forza a una scelta che altrimenti rischia di trasformarsi nell’ennesimo buco nell’acqua, avendo contro anche il governo centrale che ha deciso di accelerare il processo di privatizzazione dei servizi, regalandoli ai soliti noti.

Il sequestro della democrazia è figlia della disobbedienza alla volontà popolare dei governi post-referendari, nei quali i tecnici dettano legge e i politici eseguono supinamente.

Invece la sperimentazione di nuove forme di democrazia dal basso rimane per noi un obbiettivo fondamentale che può determinare non solo il superamento della mera delega alle istituzioni ma anche la possibilità di una partecipazione diretta alla gestione in cui i cittadini e i lavoratori vengano messi a conoscenza dei dati e delle informazioni e abbiano così la possibilità di avanzare le loro proposte.