Rifondazione Comunista Formia: Dai rifiuti dei casalesi al rifiuto della camorra

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Bisogna prendere atto che il problema della presenza dei 10mila fusti tossici è stato posto dalla camorra tramite un suo affiliato – sebbene ex, e non dalle istituzioni come ci saremmo aspettati.

Il tempo trascorso dal 1997, anno in cui sono stati segnalati dall’ex-boss Carmine Schiavone i rifiuti potenzialmente pericolosi, alle scorse settimane, giorni in cui finalmente ci si pone il problema di indagare i potenziali rischi cui è soggetta la nostra popolazione, è un chiaro indice di quanto la politica dominante sia interessata al potere ed alla sua conquista, invece che alla tutela del bene comune ed alla salute pubblica.

Un fatto ormai è certo, questa terra da anni è nella disponibilità dei traffici illeciti. Oggi sembra scontato, solo pochi mesi fa, c’era ancora qualcuno che sosteneva il contrario, oppure altri che attenuavano le dimensioni ed il pericolo del fenomeno mafioso, che oggi invece dimostra tutto il suo portato di morte e devastazione legato alle morti per tumori causate dall’inquinamento ambientale.

La dichiarazione dell’ex-boss, riportata dal quotidiano comunista “Il Manifesto”, secondo cui “a Formia c’era un deposito che raccoglieva i fusti tossici, gestito da un socio dell’avvocato Chianese, con otto o diecimila contenitori. Chianese era quello che aveva studiato tutta questa situazione”, è sconcertante, in quanto getta una pesante ombra sulla sicurezza del nostro territorio.

In particolare sulla discarica di Penitro e sulla ex-discarica di rifiuti solidi urbani sita in località “gli Archi”, come rilevato dalla testata online www.h24notizie.com, che potrebbe essere stata gestita dai casalesi, visto che da decenni non si muove foglia nella nostra città senza il loro benestare.

Purtroppo ancora una volta siamo costretti a prendere atto del ruolo fondamentale tenuto dall’avvocato Chianese, descritto da numerosi pentiti come il vero inventore del traffico dei rifiuti, e che ci è ben noto nella sua qualità di proprietario del “Marina di Castellone”, discoteca che ha animato le notti dei rampolli della borghesia formiana, sequestrato nel 2006 dalla Dia di Napoli perché frutto di attività criminali.

I rischi per noi cittadini sono tali da rendere urgente ogni indagine che dia un chiaro riscontro, positivo o negativo, in tempi brevi, alle affermazioni di Carmine Schiavone, com’è urgente che sia fatta luce una volta per tutte sullo stato della discarica di Penitro, in particolare sulle concentrazioni di potenziali inquinanti dannosi per la salute di noi cittadini.

Alla luce di questi fatti non è tollerabile che, dopo il sequestro, manchi ancora il nulla osta sulla regolarità degli impianti delle acque da parte del Settore Ambiente della Provincia di Latina, necessario per l’esercizio legittimo dell’attività di stoccaggio dei rifiuti”, quindi per la riapertura della discarica avvenuta “in via provvisoria e straordinaria”, senza nemmeno considerare che dal 1997 è aperto un fascicolo della polizia provinciale, a cui per anni non è seguita nessuna indagine della magistratura, fino al giorno in cui, in seguito al passaggio alla procura di Cassino si è riaperto il caso. Oppure la necessità di aggiornare le verifiche ambientali ferme al 2011.

Allo stesso tempo invochiamo un indagine sanitaria che ci dica chiaramente il tasso di mortalità per tumori nel nostro comune.

Adesso più che mai è evidente i danni che l’azione criminale della camorra ha provocato sul nostro territorio, specie quando si è fatto finta che non esistesse, lasciando che i criminali mettessero stabilmente le radici nella nostra città, nell’anonimato più totale.

Oggi, nessuno può più dire che la camorra non abbia avuto le giuste coperture istituzionali nella sua opera di conquista della provincia di Latina. Accertare la verità dei fatti spetta alla magistratura inquirente, a noi cittadini invece tocca il compito di aprire gli occhi e di denunciare senza paura i fatti che danno il segno della loro presenza.

E’ giunto, infatti, il momento di far capire a chi delinque sulla nostra pelle che non sono più i benvenuti, né ora né mai.

 

Circolo “ENZO SIMEONE”

Partito della Rifondazione Comunista