SIMEONE (Forza Italia): “Bilancio Zingaretti a tutto tasse, toglie ai cittadini anche la speranza”

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“La  proposta di bilancio a firma del presidente Zingaretti non prende atto del “dramma” dei nostri cittadini e delle nostre imprese ormai strozzate dalla pressa fiscale. Dal presidente Zingaretti ci aspettavano risposte concrete ed invece troviamo solo nuove tasse. A dimostrarlo i numeri, gli stessi che forse questa maggioranza preferisce interpretare piuttosto che leggere con attenzione. In questo bilancio è stata messa la lente di ingrandimento sui numeri, mai sulle persone.

L’economia regionale viaggia in piena recessione, la domanda interna è crollata di quasi 4 punti percentuale. Ma nessuna misura è stata messa in campo per lenire questo dolore. Lo strumento che questa giunta vuole utilizzare per aumentare il Pil è il ricorso ad anticipazioni di liquidità da parte dello Stato che pensa di restituire aumentando l’Irpef. Insomma aumentiamo la domanda, generiamo l’offerta e aumentiamo le tasse. Risultato:  l’addizionale Irpef, che già vede il Lazio come la regione con il più alto gettito d’Italia, tra il 2014 e il 2015 raddoppierà passando dall’attuale 1,73% al 3,33%. Nel 2016 si dice di voler raggiungere il pareggio di bilancio e la stabilità economica del Lazio facendo leva sulla formuletta delle entrate derivanti dal contrasto all’evasione che si quantifica in 120 milioni di euro l’anno. Con quali strumenti si realizzeranno questi 120 milioni di euro non è dato sapere, il tutto in piena contraddizione con quanto richiesto dal Governo e dalla Corte dei Conti che vuole chiaro ed evidente come si realizzano le entrate e rigetta ogni indicazione sommaria. Le previsioni di entrata sono aleatorie, e violano i principi di veridicità, attendibilità, correttezza e comprensibilità di bilancio. Zingaretti e la sua giunta rilevano che il 40% dei giovani del Lazio è senza lavoro, che rispetto al 2007 la disoccupazione è salita del 15,1% ma non avanzano alcuna proposta per generare lavoro. Per distribuire il reddito bisogna produrlo, ma in questo bilancio non c’è un solo passaggio che, come istituzione, ci renda credibile alle imprese. Non c’è una idea nuova, non c’è un motore.L’economia del Lazio si regge sulle PMI che stanno chiudendo strozzate dall’impossibilità di accedere al credito, dalla mancanza di fondi per gli investimenti. Il numero di disoccupati è passato dai 151.000 unità del 2007 alle attuali 271.000. In Italia, da gennaio a settembre di quest’anno, risultano fallite 10.012 imprese, due ogni ora,  50 ogni giorno! Nel 2013, 1.046 fallimenti si sono registrati solo nella nostra regione collocando il Lazio al secondo posto in Italia dietro la Lombardia. Si vuole sostenere il sistema impresa e si dimentica che portando l’addizionale Irpef oltre la soglia dello 0.5% non si potrà ridurre l’Irap. In soldoni sarà impossibile dare seguito all’idea tanto sbandierata di un reale sostegno alle imprese. Le aziende del Lazio in questo modo resteranno sotto “la pressa” fiscale da cui evidentemente il presidente sa bene che non usciranno visto che il recupero fiscale dell’Irap nel 2013 ammontava a 130 milioni di euro e nel 2014  arriva a 171 milioni di euro. Bisogna invertire la rotta: la tassazione non può essere l’unico strumento per ripianare i debiti. Sulla sanità, Zingaretti continua a preferire la politica degli annunci a quella della concretezza. La qualità del servizio sanitario del Lazio è peggiorata enormemente negli ultimi tre anni, liste di attesa più lunghe del 70% con un costo per ogni ricoverato di 1.118 euro contro una media di 911 in Italia. Il più alto del Paese. La spesa media mensile  per la sanità delle famiglie è passata dai 104,18 euro del 2010 agli 88,36 euro del 2013, il valore più basso dal 2008 a oggi confermando che i cittadini, stanno tagliando anche le spese di primaria importanza, come la sanità. Per coprire il disavanzo dobbiamo eliminare gli sprechi. Dobbiamo diminuire le spese superflue e investire aumentando la qualità dei servizi, dobbiamo stabilizzare i2.615 precari nella sanità del Lazio, di cui circa 900 medici e 1.500 tra infermieri e tecnici sanitari. Proprio per questo, perché non vogliamo compiere gli stessi errori, perché vogliamo dare risposte ai nostri cittadini e non aumentare il peso delle domande, noi tutti, ciascuno per il ruolo che gli compete, dobbiamo  portare i numeri in positivo, essere chiari nelle procedure che intendiamo seguire, nei fatti creare il futuro che abbiamo in mente per lo sviluppo reale dei nostri territori. Non possiamo accettare la posizione assunta da Zingaretti, quella di commissario liquidatore anche dell’unica cosa che non ci dovrebbe mancare la speranza”.