Castelforte: 4 novembre 2021. Festa dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate

Le3cshop

Il prossimo 4 novembre vivremo insieme la Festa dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate. “E’ un’occasione molto importante –dice il Sindaco Angelo Felice Pompeo- nel quale rendiamo omaggio ai caduti o dispersi in tutte le guerre, nel quale rinnoviamo la nostra scelta libera per i valori democratici fissati nella Carta Costituzionale e festeggiamo l’Unità nazionale, faticosamente conquistata. Ringraziamo le nostre Forze Armate per la loro costante fedeltà alla Repubblica e –prosegue il Sindaco Pompeo- rilanciamo chiaro e forte il messaggio di pace che ritroviamo in Costituzione e cioè che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Infine, ho il piacere e l’orgoglio –conclude- di ricordare che il nostro Comune è Città per la Pace e non perde occasione per rinnovare costantemente questo valore così fondamentale per la convivenza umana”.

Il 4 novembre 1918 entrava in vigore l’armistizio firmato a Villa Giusti (Padova) dal Gen. Armando Diaz, Comandante delle Forze Armate italiane e il rappresentante dell’Impero austro-ungarico. Finiva così la prima guerra mondiale. L’Italia aveva impiegato più di 4 milioni di soldati di cui 250.000 giovani appena diciottenni. Il bilancio fu di 600.000 morti, 1.500.000 di feriti e circa 400.000 civili che avevano dovuto lasciare le loro case sulla linea del fronte.

Quest’anno, inoltre, facciamo memoria della tumulazione del Milite Ignoto nel sacello dell’Altare della Patria. Evento avvenuto esattamente 100 anni fa, il 4 novembre 1921.

Per ricordarlo vi proponiamo qui, di seguito, la ricostruzione dei fatti a cura del Ministero della Difesa:

“Dopo la 1^ guerra mondiale, le Nazioni che vi avevano partecipato vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo Combattente, caduto armi in pugno. In Italia l’allora Ministero della guerra dette incarico ad un’apposita commissione di esplorare tutti i luoghi nei quali si era combattuto e di scegliere una salma ignota e non identificabile per ognuna delle zone del fronte: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

Undici salme, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, furono trasportate nella Basilica di Aquileia. Qui venne operata la scelta tra undici bare identiche. A guidare la sorte fu chiamata una popolana di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio Antonio – disertore dell’esercito austriaco e volontario nelle fila italiane – era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato.

Il Feretro prescelto fu trasferito a Roma su ferrovia, con un convoglio speciale a velocità ridotta sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma, ricevendo gli onori delle folle presso ciascuna stazione e lungo gran parte del tracciato.

Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei Caduti, con il Re in testa, e le Bandiere di tutti i reggimenti attesero l’arrivo del convoglio nella Capitale e mossero incontro al Milite Ignoto per renderGli solenne omaggio.

Il Feretro fu poi scortato da un gruppo di dodici decorati di Medaglia d’Oro fino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, al cui interno rimase esposto al pubblico.

L’epilogo avvenne il 4 novembre 1921 con una solenne cerimonia.

Più di trecentomila persone accorsero per quel giorno a Roma da ogni parte d’Italia e più di un milione di italiani fece massa sulle strade della Capitale.

Il corteo avanzò lungo Via Nazionale, lungo la quale erano rappresentati i soldati di tutte le armi e di tutti i servizi dell’Esercito.

Dinanzi al gran monumento, in piazza Venezia, uno smisurato picchetto fu schierato in quadrato, mentre 335 Bandiere dei reggimenti attendevano il Feretro.

Prima della tumulazione, un soldato semplice pose sulla bara l’elmetto da fante.

I militari presenti e i rappresentanti delle nazioni straniere erano sull’attenti, mentre tutto il popolo in ginocchio.

Il feretro del Milite Ignoto veniva quindi inserito nel sacello e così tumulato presso quel monumento che poteva ora ben dirsi Altare della Patria”.

Ecco qualche filmato dell’Istituto Luce