Ance Frosinone, Paglia: “In 5 anni sfumati 5.500 posti di lavoro e chiuse 637 imprese. Ora è tempo di una svolta.”

Frosinone 5 dicembre 2013 – Dal 2008 a oggi nella provincia di Frosinone si sono persi 5.500 posti di lavoro e sono uscite dal mercato 637 imprese. A far luce sulla crisi profonda che ha investito l’edilizia sul territorio è Ance Frosinone, nel corso dell’assemblea annuale dei costruttori tenutasi questa mattina presso l’Auditorium della Cassa edile.

In quattro anni il tessuto imprenditoriale si è ridotto di circa un terzo, con una perdita di 637 aziende. E l’aspetto che preoccupa di più è che 267 di queste imprese hanno chiuso i battenti solo nell’ultimo anno – ha spiegato Domenico Paglia, presidente di Ance Frosinone -. Dal 2008 nella nostra provincia l’attività delle costruzioni si è praticamente dimezzata. Le ore lavorate, che rappresentano il principale indicatore dell’andamento dell’attività, sono infatti passate da 11 milioni a meno di 6 milioni, con una riduzione del 48,7%. Questo sta determinando una crescente disoccupazione, con effetti sociali che ancora non si sono manifestati in tutta la loro pericolosità e su cui dovremmo invece riflettere. In Cassa edile dal 2008 ad oggi il numero degli operai attivi è passato da circa 13.000  a 7.400. Il che vuol dire che abbiamo perso oltre 5.500 posti di lavoro. Se invece che Ance ci chiamassimo FIAT saremmo sulle prime pagine dei giornali tutti i giorni”.

I dati parlano chiaro. Secondo i dati della Camera di Commercio dal 2007 al 2012 il numero delle fabbriche nella provincia di Frosinone è diminuito del 16%, passando da 5.305 a 4.477, con una perdita di 828 unità.

Una situazione che ha colpito duramente soprattutto il mercato residenziale, che ha registrato solo nell’ultimo triennio una contrazione degli investimenti del 9%. Il merco immobiliare ha subito un vero e proprio crollo: tra il 2005 e il 2012 il numero delle compravendite immobiliari nella provincia si è, infatti, ridotto del 42,4% e il valore dei mutui per l’acquisto di un’abitazione nella provincia è diminuito nella prima metà del 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012 del 65%. Una percentuale record se si pensa che nel Lazio e in Italia la contrazione è rimasta al di sotto del 45%.

Nonostante i pesanti tagli inferti dalla crisi, il tessuto imprenditoriale delle costruzioni, continua a rappresentare il 15% del totale delle aziende iscritte in Camera di Commercio. È costituito da piccole e medie imprese con una storia, competenze e professionalità che possono offrire un contributo fondamentale nel rilancio nell’economia del territorio. “Noi crediamo – ha aggiunto Paglia, ricordando come gran parte del patrimonio edilizio risulti vecchio e in gran parte da riqualificare quando non da sostituire, ad iniziare da quello residenziale pubblico. – che far confluire risorse sul settore non si configuri come un’operazione meramente anticongiunturale, bensì come una necessità, vista la drammatica situazione in cui versa il nostro territorio, viste le condizioni delle nostre scuole e delle nostre città”.

E a questo proposito ha fatto l’esempio dell’Ater di Cassino, dove  il 70% degli alloggi dell’istituto ha più di 35 anni e il 25% più di 15 anni e come ammesso dagli stesi vertici “risulta di dimensioni e caratteristiche tecnico-impiantistiche non adeguate alle esigenze dei nostri tempi”.

Ancora peggiore è la situazione idrogeologica che interessa tutti i 91 comuni della provincia, dove  quasi 500 Kmq sono a rischio frana o alluvione. “Un rischio – ha sottolineato il Presidente dell’Ance – che riguarda il 15% della popolazione provinciale, ovvero oltre 30.500 famiglie e che interessa 36.400 abitazioni.”

Basta un temporale un po’ più violento e il nostro territorio si trasforma in un inferno: frane, esondazioni, crolli, danni per decine di milioni di euro. Tutto ciò è il frutto di una cattiva amministrazione e dell’assenza di pianificazione. Negli ultimi venticinque anni abbiamo fatto le cicale, non ci siamo preoccupati di prevenire, di mettere in sicurezza il nostro territorio, lo abbiamo sfruttato, spesso violentato. Anche noi imprenditori abbiamo le nostre colpe, le nostre responsabilità. È giunto il momento di cambiare registro, per tutti”, ha precisato il presidente di Ance Frosinone.

Per farlo bisogna puntare sulla prevenzione, concentrare le risorse su delle precise priorità, attraverso un piano poliennale da perseguire e da attuare rigorosamente, individuando le risorse e sapendole gestire in trasparenza e in efficienza. “Il momento non è dei più favorevoli, ma se non se non si inizia non si potrà mai contare su un territorio più sicuro e rispondente alle esigenze dei cittadini”, ha dichiarato.

Al centro di una politica di rilancio devono trovare posto la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio, la riqualificazione urbana come fattore propulsivo di uno sviluppo diverso, il sostegno a una nuova offerta turistica valorizzando in modo integrato le diverse potenzialità offerte dalle nostre aree interne a cui collegare un sistema efficiente e moderno di infrastrutture di mobilità ma anche sociali (scuole, case della salute, ecc.). Alla Regione chiediamo di coinvolgere anche le imprese, gli investitori privati per dare una risposta in tempi certi, con risorse certe e con la qualità che richiede il presente. In questo ambito le politiche e le tecnologie volte a contenere i consumi energetici possono dare un contributo determinante – ha concluso Paglia -. L’auspicio è che da oggi iAggiungi un appuntamento per ogginsieme riprendiamo un cammino nel segno dell’ottimismo e con la volontà di ciascuno di profondere il massimo impegno per costruire un futuro che molti, anche tra noi, non riescono ancora a  vedere”.

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