La Polizia di Stato ha arrestato in flagranza di reato due donne, ritenute responsabili di truffa aggravata e resistenza a pubblico ufficiale, al termine di un inseguimento tra la superstrada Cassino-Formia e il tratto autostradale.
L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Frosinone e dal Commissariato di P.S. di Cassino, nell’ambito di servizi di polizia giudiziaria disposti per contrastare il fenomeno dei raggiri ai danni di persone anziane e fragili.
L’intervento è partito dal monitoraggio del territorio, quando gli investigatori hanno intercettato un’auto sospetta, già segnalata per una truffa analoga consumata in Liguria. Dopo aver seguito il veicolo in una zona isolata della città, gli agenti hanno visto una delle donne uscire in fuga dall’abitazione di una vittima, richiamata dalle grida di quest’ultima.
Alla vista degli operatori, la sospettata è salita a bordo dell’auto, allontanandosi ad alta velocità nonostante l’alt imposto dagli agenti. Ne è nato un inseguimento proseguito prima sulla Cassino-Formia e poi in autostrada.
La fuga si è conclusa all’altezza del casello di San Vittore del Lazio, dove la Polizia Stradale, coordinata dalla Sala Operativa, ha attuato uno sbarramento “a tappo”.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la vittima era stata contattata telefonicamente da un complice che, fingendosi appartenente alle Forze dell’Ordine, l’aveva convinta a consegnare i propri preziosi per una comparazione con beni provento di una rapina nella quale sarebbe stata coinvolta un’auto di famiglia.
Gli accertamenti sull’auto utilizzata dalle due donne hanno permesso di scoprire un doppio fondo, nel quale era nascosto l’intero quantitativo di oro sottratto. Il bottino è stato immediatamente restituito alla vittima.
Al termine delle formalità di rito, entrambe le donne sono state tradotte presso la Casa Circondariale di Rebibbia e poste a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Resta fermo che le indagate sono, allo stato, solamente indiziate di delitto e che la loro posizione sarà vagliata giudizialmente. Solo una sentenza passata in giudicato potrà eventualmente accertarne in via definitiva la responsabilità, nel rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza.