CONSIGLIO COMUNALE: CITTADINANZA ONORARIA A PIETRO INGRAO E INTITOLAZIONE DELL’ARCHIVIO STORICO COMUNALE A FRANCO MIELE

Inizio ore 17.04

Sala gremita

 

Tallerini: saluti

Appello: assente maurizio costa, miriam cupo, riccardelli, valeriano,

Tallerini

Saluto autorità civili, militari, religiosi, gli ex sindaci (Antonio Miele, Franco Simeone, Ninì Matteis). Saluto il sindaco Antogiovanni di Lenola, i presidei e i presenti e a Franco Giordano. Questa sera riconosciamo Ingrao, storico, politico, partigiano, la cui vita e l’esperienza l’hanno avvicinato a Formia. Per l’affezione mostrata alla nostra città, l’amministrazione propone la cittadinanza onoraria per il suo 99esimo compleanno. Saluto i figli Bruna e Guido Ingrao.

 

FILMATO

Il presidente del Consiglio Comunale lancia il filmato dell’incontro pubblico che Ingrao ebbe a Formia il 19 novembre 2004, ospite dell’allora sindaco Bartolomeo.

 

Estratto intervento di Ingrao

Ho abitato al primo piano di questo palazzo. Conobbi Formia alla fine degli anni ’20. Io studiavo a Santa Maria Capua Vetere. Ci trasferimmo a Formia. Mia nonna era molto anziana. Era una donna coraggiosa che aveva sposato un garibaldino. Mio padre da Santa Maria volle avvicinarsi a Lenola per essere più pronto a soccorrere la mamma se fosse stata a rischio o in pericolo.Vengo qui negli anni ’20 quando mio padre si era già insediato come segretario di questo comune.

Ricordo la continua presenza del mare. Sul davanzale del Comune, guardavo il mare. Ricordo gli amici. Facevamo lunghe passeggiate, sia andando verso Itri, la strada della tomba di Cicerone, sia andando verso Scauri e il promontorio di Gianola. Allora non c’era nessuno, c’era qualche albero e silenzio. Si facevano dei bagni stupendi. C’era un fiumicello. Fare un bagno in quel fiumicello e poi sdraiarsi sulla spiaggia.. Era stupendo. Ricordo degli inverni smaltati, un sereno straordinario, via Vitruvio quasi vuota, adagiarsi sulla villa comunale, scendere fino a Mola, era una cosa che mi dava una grandissima emozione.

Mi piaceva il cinematografo, la letteratura (Leopardi, D’Annunzio). Avevo scoperto qui per conto mio la letteratura degli anni venti, le riviste fiorentine (Solaria), il gruppo cattolico di Firenze del Frontespizio e poi la rivista Circoli di Adriano Grande. Conobbi poi Ungaretti, Montale, Barbaro, i poeti fiorentini. Venni crescendo in una cultura molto legata alla poesia. Mi dispiaceva che a scuola ci si limitava a Manzoni e Carducci. Ebbi coraggio e fui aiutato da amici e coetanei che andavano a scuola con me.

I primi germi dell’antifascismo li ho incontrati nel liceo formiano che non posso dimenticare. Vorrei che la città di Formia custodisse il ricordo di queste cose. C’erano due professori di filosofia che furono uccisi alle Fosse Ardeatine. Uno era Pio Albertelli. Parlava di Platone e Socrate, poi si fermava e ricominciava la lezione, con una grande autenticità. Con lui ho fatto tante volte la passeggiata in via Vitruvio. E’ dalla bocca di Albertelli che ho sentito per la prima volta il nome di Lenin. Scoprivo così il ‘900. L’altro professore di formazione ancora più forte era Gioacchino Gesmundo. Era crociano e anarchico, una mescolanza curiosa. Lui ci mise un libro di testo l’estetica di Croce, una cosa di grande audacia. Croce era nemico del Partito. Ci accompagnava in queste passeggiate con grande schiettezza faceva la sua predicazione antifascista. Ricordo anche un’altra insegnante, Rita Alessi. Ci insegnava storia. Ci faceva lezioni anche di italiano. E’ con lei che ho scoperto Dante.

Sono stati anni in cui si è mescolato la dolcezza dell’adolescenza. Guardavamo il mare dalla villa comunale, oppure il lido della Mola dove c’erano le barche dei pescatori, l’insenatura che sta sotto villa Rubino, sembrava separata dal resto. Formia era bellissima nei mesi che si avvicinavano alla primavera.

Ricordo i bagni di Vindicio che era diverso rispetto a quello di Serapo. Vindicio era la calma assoluta, facevamo i tuffi. Era ad un punto tale che la campagna, gli agrumeti si mischiavano con l’azzurro del mare. Non era un mare blu, era azzurro. Leggevamo il giornale, la terza pagina. Lì ho conosciuto la letteratura dell’Europa. Venne poi la crisi del ’36, la Spagna invasa da fascisti e nazisti. Speravo di diventare un cineasta. Avevamo stretto amicizia con Luchino Visconti, incontrato ad Ischia. Era sorta amicizia e collaborazione, preziosa per noi non solo perché il cinema ci piaceva tanto ma anche perché rappresentava un nuovo linguaggio moderno.

Questa città mi ricorda i pomeriggio silenziosi, quel mare che sembrava amico, sembrava chiamarmi, calmo, raramente tumultuoso. In questi luoghi e in questo Liceo, qui ho cominciato a conoscere l’Europa. Questo liceo aveva tanti difetti ma iniziò ad aprirmi gli occhi sul continente, sulla tragedia che poi coinvolse il continente e il mondo intero. Fosse solo questo, basterebbe a stringere un legame che non si può assolutamente cancellare. Io facevo queste scale ogni mattina. Mi alzavo la mattina correndo per arrivare in tempo a scuola.

Non dimentico mai gli errori dell’Unione Sovietica e di Lenin e Stalin. Quanto è prezioso quel seme, quel germe che ho conosciuto qui a Formia. Mi ha preparato alla parte più bella della storia italiana, quella della Resistenza che portò alla morte quei due professori che a scuola mi avevano aperto le porte della politica.

Il Liceo è stato luogo di formazione, tappa nella mia vita, costruzione di una fede civile.

L’intervento di Ingrao del 2004 si conclude con un applauso.

In diretta gli astanti del Consiglio si alzano e iniziano ad applaudire. (doppio applauso, quello del filmato e quello della sala Ribaud).

 

TALLERINI

Mi ha emozionato. Associato all’intervento, quelle belle foto di Formia antica possono essere esempio per le nuove generazioni. Poi Manzo, i presidi Nilo Cardillo e Quirino Leccese.

 

MANZO (intervento in riferimento alla delibera adottata)

 

Uno straordinario racconto. Non è facile intervenire dopo questo filmato. La familiarità di Ingrao con Formia è testimoniato da questo ed altri eventi della sua vita, i suoi scritti, i suoi libri. La Formia dei ricordi liceali, delle lunghe passeggiate. C’è un capitolo del suo libro in cui dice di aver probabilmente incontrato Gramsci per le strade di Formia. E’ con commozione vera, personale, politica ed emozionale, che proponiamo alla cittadinanza questo merito della cittadinanza onoraria. Un uomo di grande cultura, uno dei più grandi protagonisti viventi della democrazia, una delle persone più belle della sinistra. L’uomo dell’autocritica e della ricerca, attratto dal dubbio, un’apertura alla complessità della vita, aprirsi al molteplice del mondo. Questo uno dei suoi più grandi insegnamenti. Lui è una persona semplice ma straordinaria che ha lasciato e lascia un segno. Sempre alla ricerca del senso dell’umano, tenacemente legato alla politica. Attraversato dal dubbio ma anche impegnato. “Indignarsi non basta, bisogna scegliere”. E lui scelte. L’umanesimo, la resistenza che lui individua come la pagina più alta della sua vita. Libertà: è la ragione dell’antifascismo, scrive. “Scoprimmo un senso dell’uomo nuovo, una visione dei popoli, dell’identità. Cercavamo una libertà più grande”.. Queste parole ci aiutano a presentare con forza questa delibera che ho l’onore di presentare e leggere.

Legge la delibera: “Ritenuto opportuno di concedere… le seguenti

 

TESTO DELIBERA

 

Oggetto: Conferimento della cittadinanza onoraria a Pietro Ingrao

 

PROPOSTA DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

 

Il Consiglio Comunale

Ritenuto opportuno, in occasione del 99 anniversario dalla nascita, concedere la cittadinanza onoraria a Pietro Ingrao;

 

Evidenziate, a tal proposito, le seguenti motivazioni:

“Pietro Ingrao, nato a Lenola il 30 marzo 1915, è un politico, giornalista e partigiano italiano, storico esponente dell’ala sinistra del Partito Comunista Italiano. Iniziò la sua attività antifascista nel 1939, aderì al Partito Comunista Italiano nel 1940 e partecipò attivamente alla Resistenza partigiana.

E’ stato ininterrottamente deputato tra il 1948 ed il 1992, direttore del quotidiano L’Unità dall’11 febbraio 1947 al 15 gennaio 1957, Presidente della Camera dei Deputati dal 1976 al 1979.

 

Oltre che uomo politico di primo piano, Ingrao ha coltivato originali e significativi interessi nel campo dell’arte ed in particolare del cinema, della poesia, della letteratura. Il suo amore per la letteratura, per il cinema, la poesia, lo rendono testimone affidabile per tutti noi e per le prossime generazioni. Un protagonista della vita nazionale nel corso del novecento.

 

A questi meriti eccezionali, che da soli  già giustificherebbero il conferimento della cittadinanza onoraria, si aggiunge il particolare rapporto che Ingrao ha stabilito con Formia, città che, insieme a Lenola, luogo di nascita, egli ha sempre considerata un “luogo dell’anima”, perché qui ha trascorso anni fondamentali della sua vita, sul piano emotivo e sentimentale e sul versante della formazione intellettuale. Questi legami con Formia Pietro Ingrao li ha sempre coltivati, richiamati e sottolineati nei suoi scritti, sia in discorsi pubblici pronunciati in giornate di particolare solennità ( Intitolazione della biblioteca del Liceo Vitruvio a Pilo alberelli e Gioacchino Gesmundo, Formia, 29 ottobre 1997, Discorso pronunciato nella sala Ribaud del Palazzo Comunale il 18 novembre 20049)

Di Formia Ingrao ha amato il contesto naturale, gli inverni dolci, il mare smaltato, la macchia mediterranea.  A Formia poi è legato da un rapporto forte con il Liceo Vitruvio, dove, grazie alla presenza di docenti bravi e motivati, ha visto allargarsi il suo sguardo sul mondo, sulla grande letteratura, sul cinema nascente, e nelle cui aule ha stretto rapporti amicali decisivi, durati per tutta la vita.

Furono proprio gli studi liceali a Formia, ha scritto, a suscitare i primi interessi politici e far germinare il suo amore per la libertà, alla cui difesa avrebbe dedicato tanta parte della sua vita. Formia, diceva, “fu il primo luogo di una esperienza comune dove mi avvicinai ad una storia più grande, a misurarmi con una coscienza di Nazione, a interrogarmi sul senso della parola Europa; il vero inizio dell’apertura della mia mente sul mondo”. “Se penso –scriveva ancora- che in questa città era passato ed aveva soggiornato Antonio Gramsci, allora mi viene da pensare agli strani incroci della vita o ai segnali che ci sfiorano e anticipano cose che verranno dopo”.

 

Ingrao, nel corso di tutta la sua vita, ha sempre coltivato, nell’intimo della sua coscienza, una coerenza con gli ideali giovanili e un’attenzione ai bisogni dei più deboli, che fanno di lui uno dei protagonisti di primo piano della politica, dell’arte e della letteratura del dopoguerra”

 

Considerata ampiamente motivata, alla luce delle considerazioni sopra esposte, il conferimento della cittadinanza onoraria a Pietro Ingrao,  in ragione dell’impegno politico, della passione civile, del contributo alla riflessione storica e culturale, coniugati con un legame così profondo e duraturo con Formia;

 

Acquisito il parere favorevole espresso dalla Commissione Cultura nella seduta del 06.03.2014;

 

Delibera

Di conferire, per i motivi espressi in premessa, la cittadinanza onoraria a Pietro Ingrao

 

APPLAUSI

INTERVENTO E SALUTO DEL POLITICO FRANCO GIORDANO, oggi Sel

L’emozione che ha suscitato questo filmato deve rimanere intatta. E’ impossibile in pochi minuti provare a raccontare e raccogliere il pensiero di Ingrao. Io sono sempre stato ingraiano e talvolta ne ho subito le conseguenze. Ho provato a sintetizzare il suo pesniero attorno a due insiemi di parole: ricerca-dubbio e ascolto-condivisione della sofferenza. A Formia ha detto: venivo in questo liceo ma so bene che potevo frequentare il liceo, i figli degli operai per farlo dovevano diventare preti. Per capire il personaggio dice: sono stato attratto dalla letteratura del malessere. “Agiva su di me un’altra cattedra . non mi convinceva una lettura troppo secca e univoca del soggetto umano”. Lui dice di avere avuto qui il primo contatto con l’antifascismo. Ricordo bene Gioacchino Gesmundo, sono pugliese. Questa ricerca, questa curiosità di Ingrao forza la cultura del movimento operaio permanentemente, sul terreno dell’ambiente, del pacifismo. L’ambiente lo chiama “Il vivente non umano”. Non c’è mai in lui un’idea ortodossa, statica. E’ straordinario il pensiero perché oggi fornisce un’idea di progetto che forza la tradizione. Mi chiedo oggi in politica chi possa avere mai la forza culturale di tenere un progetto mentre sento molta forza il peso che la tecnocrazia e il popolismo hanno. Per Ingrao sarebbe un’eresia. Capacità di ascolto: posso dirlo dalla frequentazione di Ingrao. “La politica è nella mia vita un’ostinazione… Mi pesa la sofferenza altrui… Senza gli altri non esisto…” Pensate oggi al narcisismo e alla vanità di tanta parte della politica. Lui diceva: “la politica deve pensare all’impossibile perché a pensare al possibile sono capaci tutti”. Gli dedico tre righe di una poesia di Garcia lorca intitolata il Sogno.

GIORGIA PIERAGALLI, RAPPRESENTANTE STUDENTI LICEO CLASSICO

17 anni. Ricorda “Volevo la luna”, i ricordi formiani nel libro di Ingrao. Rivivo emozioni che appartengono anche a me. Stesse speranze, stesse aspettative, stessa epoca di crisi economica e non solo. Come lui non abbiamo paura di apprendere… la scuola è cambiata, l’accidia si annienta. Sono cambiati gli studenti e i professori. Nuove le motivazioni che spingono i ragazzi allo studio. La crisi si sente. Ad affrontare un futuro incerto è meglio tenersi pronti. Ma abbiamo speranza nel futuro. Ci sono cose cambiate ed altre che restano indietro. Vogliamo partecipare al cambiamento con consapevolezza, come è stato per Pietro Ingrao.

ATTUALE PRESIDE LICEO CLASSICO VITRUVIO, PASQUALE GIONTA.

Ringrazio il Sindaco di Formia. Sapete che il liceo ha subito un incendio. Rimasto chiuso per otto giorni, molto faticosi. L’intervento del sindaco e dei suoi funzionari, in particolare architetto Terreri, ci ha consentito di riaprire la scuola. Alcuni problemi sono rimasti insoluti. Siamo certi che l’impegno del Comune resterà, anche se l’ente responsabile è la provincia. Da parte di Ingrao una lectio magistralis sul liceo, nonostante i suoi riferimenti alla tontaggine.

Ricordo che qui è morto anche Amadeo Bordiga. E’ sepolto nella dimenticanza nel cimitero di Castellonorato. Qui è vissuto anche Vittorio Foa. E’ stato un privilegio conoscerlo per molti di noi. Questi personaggi di questa grandezza devono essere restituiti alla consapevolezza degli studenti. Soprattutto di fronte alla continua e televisiva ostentazione di sottocultura. E’ un dovere. Ogni anno una delegazione dei nostri ragazzi andranno alle Fosse Ardeatine ad omaggiare Albertelli e Gioacchino Gesmundo. Leggo una sua poesia “Eppure”, che dà un senso della sua idea di politica e di vita.

EX PRESIDE QUIRINO LECCESE

Io c’ero quel novembre del 2004 e ho ricordato quasi ogni parola che a suo tempo il presidente Ingrao disse di Formia e del liceo Vitruvio Pollione. E’ capace attraverso una sintesi estrema di restiturie sensazioni forti, suggestioni, ambientazioni. Ho conosciuto Ingrao non solo come persona di rilevanza nazionale e internazionale come politico e uomo di cultura ma anche come persona perché una sua nipote è molto amica della sua famiglia. Una volta mi chiese a Lenola se avessi mai ascoltato il vento. Gli dissi: quando vedi le foglie che stormiscono allora il vento è passato. Mi sono iscritto al liceo classico di Formia perché nella mia infanzia il liceo classico era un sentimento, qualcosa che significava sentiero della cultura. Una scelta forte che doveva condurre a traguardi ulteriori.

EX PRESIDE NILO CARDILLO

Apprezzo la decisione del sindaco e dell’amministrazione. Un solo neo: il ritardo con il quale è stata concessa la cittadinanza. Ma viene prima del 24 marzo, una data per lui importante. L’azione politica, storica di Pietro Ingrao appartiene alle cose da lasciare alla generazione seguente. Ho avuto il privilegio di farmi ospitare a casa sua a Roma. Ingrao è stato un grande maestro di scuola. Non ha mai avuto problemi ad ammettere i propri errori e ripartire. Un grande esempio.

SCHIANO, capogruppo Pd

L’esempio di Ingrao ci indica la strada da percorrere. Alla politica degli uomini forti sostituiamo la politica dei pensieri forti. Abbiamo bisogno di risposte e visioni, delle grandi passioni del ‘900. Deve tornare al centro l’uomo, non la pancia, gli appetiti. Il fine ultimo da perseguire è sempre quello del bene comune.

ENRICO PAONE, capogruppo Sel

Stavamo pensando a cosa dire che non fosse banale e superfluo. La biografia parla per sé ed è il racconto del filmato di prima. Per noi era e resta una figura storica dell’Italia repubblicana antifascista nata dalla Resistenza. Il rispetto è tale che in un periodo di forti contrapposizioni politiche, io appartenevo ad una sinistra diversa dal Pci, ma nonostante il clima di contrapposizione e le critiche che non risparmiavamo a nessuno, per noi Pietro Ingrao era una persona intoccabile. Ho anche nostalgia dei tempi, delle scelte che oggi mi sembra vengano a mancare giorno per giorno laddove si dice in continuazione: non siamo né di destra, né di sinistra e spesso per guadagnare consenso. Ho avuto il piacere di incontrarlo in un incontro con gli studenti, si presentò con una umiltà tale che mi ha subito tolto la sofferenza che mi derivava dall’accompagnare i ragazzi ad incontri del genere. Quando lui finì l’intervento, non ci eravamo accorti nemmeno del tempo che era passato. Prendemmo un caffè insieme. Non mi fece avvertire alcun disagio. Era fatto così, una persona avvicinabile. Una persona con cui sarebbe il caso, forse oggi è un po’ tardi, di trascorrere con lui una giornata totalmente disintossicante.

CONCLUDE IL SINDACO BARTOLOMEO

Ringrazio tutti i presenti, i nostri ospiti, il sindaco di Lenola, le autorità civili e militari presenti, i presidi del nostro storico liceo classico. Un ringraziamento particolare ai figli di Ingrao, Bruna e Guido, in rappresentanza del padre. Prima del consiglio, mi hanno detto che non appena saputo del consiglio, lui ha detto: “Vengo anche io”. Nonostante 10 anni fa abbia nella sua enorme modestia voluto dire che la cittadinanza onoraria non è importante ma è importante la testimonianza che vi porto della passione che ho, creod che sarebbe con noi con grande gioia. Ringrazio un amico comune, mio e di Pietro, Marrigo Rosato, che attraverso il suo impegno costante e della sua organizzazione, la Confcommercio, si sta molto spendendo per fare in modo che questa provincia, insieme ai comuni di formia, lenola, fondi, roccagorga e gaeta, partecipino a questo arco di festeggiamenti. Dissi allora le stesse parole che direi oggi. Vorrei solo aggiungere una riflessione di carattere più attuale. Pietro è arrivato alla soglia del secolo. E’ un testimone straordinario del ‘900. Un secolo drammatico, scandito da due guerre mondiali. Quando descriveva i colori della città, le atmosfere, la spiaggia di Vindicio, parlava di Gianola, sono luoghi amati anche oggi da tutti noi. In quelle straordinarie immagini degli anni ’20 e 30 io pensavo con una certa angoscia cosa si sarebbe scatenato in quella città di lì a qualche anno. Quelle immagini di serenità e di pace che trasmettevano quei giardini che finivano a mare, le nostre coste. Le atmosfere, i cieli tersi di questa città. Di lì a qualche anno la città sarebbe stata investita da una distruzione pazzesca. Gli eccidi della costarella, di Santa Maria la Noce, i bombardamenti di Piazza Risorgimento, la morte di giovani formiani. Vorrei che questo ricordo fosse sottolienato da noi presenti. Noi siamo in una sala intitolata a Ernesto Ribaud, un giovane che stava organizzando gruppi di resistenza all’oppresione nazista. Fu ucciso nella galleria tra Formia e Gaeta. APPLAUSO. E’ stato un testimone silenzioso. Aveva poco più di 20 anni. Quest’anno ricorre il 70esimo anniversario della liberazione dall’occupazione nazifascista. Non è un cas, è un’occasione bella che la cittadinanza a Pietro Ingrao venga nello stesso anno dei 70 anni di liberazione. Quelle idee, quelle intuizioni nate qui nelle stanze di questo palazzo e che hanno poi così fortemente condizionato la sua esistenza sono state le stesse idee che hanno portato il popolo italiano a riprendersi la libertà che gli era stata legata. Formia è grata ad Ingrao dell’affetto. Noi non dimentichiamo questo suo sentimento. Ho avuto modo di ascoltarlo personalmente. Ricordo una bella serata a casa di Vittorio Foa. Pietro venne con la moglie Laura. Trascorse quasi l’intera serata a parlare di Formia e dell asua giovinezza a Formia. Qui nacque un grande percorso di un’esistenza incredibile che continua ancora. Termino: altri 100 anni caro Pietro di questa vita, grazie per tutto quello che ci hai dato. Per questo chiedo al Consiglio Comunale di votare la cittadinanza onoraria ad Ingrao

VOTATA ALL’UNANIMITA’, ANCORA APPLAUSO.

PARLA IL FIGLIO DI INGRAO GUIDO INGRAO

Vi porto l’abbraccio fraterno e sereno di mio padre che da molti anni vive a Roma e si sposta con maggiore difficoltà. Avrebbe voluto essere qui con voi, come ci ha detto. Porta nel cuore, nel ricordo tutto quello che è stato raccontato nel filmato. E’ in buona salute ma limitata dagli anni. vive il mondo da un osservatorio apparentemente più ristretto. Ci racconta spesso gli anni della formazione. Di una città che amò profondamente.

INTITOLAZIONE ARCHIVIO

GRIMALDI

E’ figlio di Formia, vi è tornato spesso, ha conservato amicizie e affetti. Nella sua attività di critico d’arte c’è una coerenza testarda , la coerenza che lo oppose alle esasperazioni della cultura astratta. Si oppose alla prepotenza con cui una parte della cultura russa impediva ai pittori “fuori linea” di esprimere la propria arte. Miele non era un uomo accomodante. Voleva esprimere se stesso e aveva il coraggio di farlo. Un uomo con la schiena dritta. Rappresenta la città e la nostra storia. C’è poi l’intellettuale che parla con la cultura straniera. Si occupa di arte nella scuola, difende con forza questi valori, ritiene che l’arte sia un valore di civiltà. Dietro i paesaggi dei suoi quadri c’è la malinconia, il disegno di un mondo interiore, fatto delle curve del mare. E’ l’artista che gira il mondo portando con sé i colori e le atmosfere della sua terra. Ha portato Formia nel mondo, nei musei degli Stati Uniti, dell’Italia e dell’Europa. C’è poi il poeta. Pensando l’Archivio come memoria del secolo scorso, vogliamo intitolarlo a Franco Miele. Leggo la proposta di deliberazione.

Ogg: Intitolazione dell’Archivio Storico Comunale a “Franco Miele” pittore, poeta, storico e critico d’arte.

 

PROPOSTA DI DELIBERAZIONE

 

Il Sindaco

 

Premesso che

  • il Comune di Formia con deliberazione consiliare n. 109 del 04.12.2000 ha istituito l’Archivio Storico comunale;

  • entro breve tempo l’Archivio Storico comunale verrà trasferito presso idonei locali della restaurata “Torre di Mola”

 

Preso atto della opportunità di intitolare l’Archivio Storico ad un nostro concittadino che ha dato lustro, con la sua attiva artistico-culturale, alla Città;

Vista la scheda sul percorso artistico/culturale di Franco Miele (Formia 1924 – Roma 1983), pittore, poeta storico e critico d’arte;

Rilevata l’opportunità di intitolare l’Archivio Storico Comunale, a Franco Miele che , con la sua attività artistica e culturale, riconosciuta a livello nazionale ed internazionale, è presenza di prestigio e di rilievo nella storia recente della Città di Formia;

Visto il parere unanime favorevole espresso dalla competente Commissione consiliare nella seduta del 17.01.2014;

 

Visto il D. Lgs. n. 267/2000;

 

Visto lo Statuto Comunale;

 

PROPONE

 

Per le motivazioni riportate in premessa:

 

  1. di intitolare l’Archivio storico comunale a Franco Miele (Formia 1924 – Roma 1983) pittore, poeta storico e critico d’arte;

 

  1. di dichiarare il presente atto immediatamente eseguibile ai sensi del 4° comma dell’art. 134 del Decreto Legislativo 18/08/2000 n. 267.

 

PRESENTAZIONE MAESTRO SUPINO

CONCLUSIONE SINDACO

VOTAZIONE FINALE: VIA LIBERA ALL’UNANIMITA’