COMUNICATO STAMPA del Movimento Popolare Lega Aurunca

Le parole pronunciate da Mario Draghi a Leuven (Belgio)– «l’ordine globale è defunto» e l’Europa rischia di essere «sottomessa, divisa e deindustrializzata» – suonano come una tardiva e parziale ammissione di colpa. A leggerle, qualcuno potrebbe pensare che l’ex presidente della BCE sia appena rientrato da una permanenza di trent’anni sulla Luna. In realtà, Draghi è stato uno degli architetti principali dell’Europa che oggi denuncia.
Da quarant’anni Mario Draghi occupa posizioni chiave nella finanza e nelle istituzioni economiche. Dal 1991 Direttore Generale del Tesoro, protagonista dei negoziati di Maastricht, della nascita dell’euro e delle grandi privatizzazioni italiane, non può oggi presentarsi come osservatore esterno di un sistema che mostra evidenti segni di fallimento.
Quando Draghi invoca un “federalismo pragmatico” e afferma che l’obiettivo dell’Europa non dovrebbe essere una cooperazione più debole ma una vera Federazione, arriva clamorosamente tardi. Il Movimento Popolare Lega Aurunca sostiene da sempre la necessità degli Stati Uniti d’Europa, ma denuncia con altrettanta chiarezza l’errore storico compiuto: si è costruita la moneta unica senza uno Stato federale, senza un governo politico, senza una vera sovranità condivisa.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
– economie dell’Eurozona stagnanti e fortemente condizionate dalle politiche della BCE;
– Stati privati degli strumenti fondamentali di politica economica;
– deindustrializzazione progressiva, soprattutto nei Paesi del Sud Europa;
– crescita economica più solida proprio in quelle nazioni che sono rimaste fuori dall’euro.
Con quali Paesi e su quali basi economiche Draghi pensa oggi di costruire una Federazione? Con Stati impoveriti da regole che egli stesso ha contribuito a scrivere?
Ancora più preoccupanti sono le sue affermazioni sulla difesa. Parlare di un’Europa forte sul commercio ma debole sulla difesa significa ammettere il fallimento dell’Unione così com’è stata concepita. Ma anche qui si insiste nel voler “fare insieme” ciò che dovrebbe essere conseguenza, non premessa, di una Federazione politica. Senza uno Stato federale, parlare di difesa comune equivale a trasferire ulteriori sovranità senza legittimazione democratica.
Il tutto mentre la maggior parte dei Paesi UE è già parte della NATO, sostiene enormi costi militari e ospita basi straniere sul proprio territorio. Altro che autonomia strategica europea.
Draghi dimentica – o finge di dimenticare – che le sue scelte passate hanno inciso profondamente sulla struttura industriale italiana: privatizzazioni massicce, cessione di asset strategici, perdita di capacità tecnologica, dispersione di pezzi fondamentali del Made in Italy. Telecom Italia resta una ferita aperta, simbolo di una stagione che ha indebolito il Paese invece di rafforzarlo.
Oggi ci viene chiesto di credere che le stesse élite che hanno creato questi squilibri possano esserne la soluzione.
Il Movimento Popolare Lega Aurunca ribadisce una verità semplice:
prima lo Stato federale europeo, poi tutto il resto.
Prima una vera democrazia federale, poi moneta, difesa, politica industriale e politica estera comuni. Ogni percorso inverso è destinato a produrre nuovi fallimenti.
L’Europa non ha bisogno di dichiarazioni tardive né di “pragmatismi” di comodo. Ha bisogno di verità, responsabilità storica e di un progetto che rimetta al centro i popoli europei, non gli equilibri finanziari.
Giovanni Meschino
Presidente
Movimento Popolare Lega Aurunca