Fare Verde Provincia di Frosinone APS ha accolto con favore la pubblicazione, avvenuta lo scorso 2 aprile sul sito del Ministero dell’Ambiente, dello schema di decreto per l’istituzione della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) nel settore tessile e abbigliamento. Una misura attesa, che finalmente include anche calzature, pelletteria e tessile per la casa.
È una buona notizia, perché l’impatto ambientale dell’industria della moda è tra i più pesanti a livello globale: terza per emissioni di CO₂, seconda per consumo idrico e fortemente problematica nella gestione degli scarti. Tuttavia, Fare Verde Provincia di Frosinone APS non può ignorare le criticità contenute nella bozza del provvedimento, che rischiano di vanificare gli obiettivi europei di economia circolare.
Dal 2022, in Italia è obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti tessili, ma la sua applicazione è rimasta largamente disattesa. Con l’entrata in vigore della normativa europea a gennaio 2025, non sarà più possibile rimandare la raccolta differenziata dei tessili. Eppure, lo schema ministeriale propone obiettivi di intercettazione dei rifiuti tessili pari al 15% entro il 2026, 25% entro il 2030 e 40% entro il 2035, destinando il resto all’incenerimento ( sembra di leggere un assist alle lobby della combustione).
L’Associazione sottolinea che nel 2023, secondo dati ISPRA, la raccolta differenziata del tessile era già al 19%. Raggiungere il 15% entro il 2026 significherebbe arretrare rispetto ai risultati già ottenuti. Inoltre, la Direttiva UE non impone soglie di intercettazione, ma invita a superare il modello lineare “prendi, usa, getta” in favore del riuso, della riparazione e del riciclo.
“Non vogliamo essere la Cassandra della situazione,” dichiara il Presidente di Fare Verde Provincia di Frosinone APS, “ma è nostro dovere segnalare che senza una visione chiara e coraggiosa, il decreto rischia di diventare un alibi per continuare a bruciare ciò che potrebbe essere riutilizzato. L’Italia deve puntare a superare gli obiettivi minimi, non ad accontentarsi di essi. E’ necessario
chiarire che gli obiettivi indicati nel decreto sono minimi da superare, fornire linee guida operative ai comuni e ai gestori è necessario promuovere una cultura del riuso e del riciclo attraverso campagne pubbliche e sostenere le cooperative sociali che già operano nel settore.
Il tessile può diventare un modello virtuoso di economia circolare, ma solo se si ha il coraggio di abbandonare definitivamente le scorciatoie del passato. Il post è del Dott. Marco Belli

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