A Fondi, nel Chiostro di San Domenico, Alfredo Cerrito è stato protagonista di un intervento a Cinema sotto le stelle – Dal mito al pubblico con un’improvvisazione per sassofono e live electronics costruita nell’istante, in relazione con lo spazio e con il pubblico.
Al centro della performance c’era il conflitto, inteso come rapporto con se stessi, con l’altro e, in una dimensione più ampia, tra i popoli. Cerrito lo ha tradotto in materia sonora, attraverso punti, linee, frammenti, silenzi e masse che si sono cercati, respinti e scontrati.
Il sassofono ha generato impulsi, respiri e rumori, catturati e trasformati dall’elettronica, fino a rendere sottile il confine tra gesto acustico e ambiente digitale. La musica, in questo modo, non si è limitata a descrivere il conflitto, ma ne ha assunto il comportamento.
Nel corso della performance, gli elementi inizialmente inconciliabili hanno cominciato a contaminarsi e le distanze a ridursi, fino alla costruzione di un unico corpo sonoro. Il conflitto si è così trasformato in metamorfosi, aprendo alla possibilità di una ricomposizione.
Nella parte conclusiva è entrata la poesia polilinguistica di Giulia Malizia, autrice del testo e voce della performance. Lingue differenti hanno condiviso lo stesso spazio acustico, spostando la riflessione dal suono alla parola, dalla frattura alla possibilità dell’ascolto e del dialogo.
La performance di Fondi rappresenta un nuovo tassello della ricerca che Cerrito sta sviluppando negli ultimi anni e che trova un passaggio significativo nel recente “Anatomia Distantiae”. In questo percorso, il sassofono smette di essere soltanto strumento solista per diventare il modulatore dell’intero sistema musicale.
Respiro, attacco, rumore delle chiavi, armonici e gesto fisico possono trasformarsi in ritmo, ambiente, memoria e stratificazione. L’elettronica raccoglie ciò che nasce dallo strumento, lo frammenta e lo dilata fino al limite della riconoscibilità, mantenendo però all’origine un gesto umano.
«Non è la tecnologia il centro della ricerca, ma ciò che attraverso la tecnologia può essere raccontato.»
Il suono diventa così per Cerrito una metafora per parlare dell’uomo, delle distanze, delle relazioni, della memoria, del conflitto e delle trasformazioni che attraversano l’esistenza. Una sperimentazione che punta a raggiungere il pubblico attraverso un linguaggio che precede le parole.
Dietro questa ricerca c’è un percorso artistico che ha attraversato Paesi, palcoscenici e linguaggi differenti. Sassofonista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, Cerrito ha sviluppato negli anni un’attività internazionale.
Con il Duo 8 e 15, insieme alla pianista Anna Lisa Giordano, si è esibito in numerosi Paesi tra Europa, Medio Oriente e Asia, dalla Francia alla Germania, dalla Finlandia al Portogallo, fino al Vietnam e all’Iraq, con esperienze che comprendono anche la riapertura del Teatro Nazionale di Baghdad dopo il conflitto.
Parallelamente, le sue composizioni elettroacustiche sono state presentate in festival, università e rassegne internazionali, dalla Francia alla Corea del Sud, tra Nizza, Lille, Parigi e Seoul, in contesti dedicati alla computer music, alla sound art e alla ricerca contemporanea.
Alla ricerca compositiva si affianca anche l’attività di arrangiatore e direttore d’orchestra, che lo ha portato, tra le altre esperienze, alla collaborazione con Morgan per “StraMorgan” su Rai 2, lavorando agli arrangiamenti e alla direzione musicale.
La performance si è inserita nella quarta edizione di Cinema sotto le stelle – Dal mito al pubblico, manifestazione che nelle due serate ha riunito registi, attori, autori, professionisti del cinema e ospiti internazionali nel Chiostro di San Domenico, creando un incontro tra cinema e differenti forme artistiche.
La rassegna, curata dai fratelli Francesco e Gianmarco Latilla, con la collaborazione di Ermete Labbadia, ha offerto anche alla ricerca musicale contemporanea uno spazio di relazione con il pubblico.
Nel percorso tracciato da Cerrito, il suono diventa così uno spazio nel quale condividere domande. A Fondi, la riflessione ha riguardato il conflitto e la possibilità che anche elementi apparentemente inconciliabili possano ascoltarsi, trasformarsi e trovare un modo di esistere insieme.