Formia: La riqualificazione sociale degli immobili presenti sul territorio comunale

Nel raccontare la storia del complesso di Marina di Castellone (albergo – ristorante – piscina – minidiscoteca), situato nel cuore di Formia, bisogna ritornare agli anni novanta, quando venne acquistato dall’avvocato Cipriano Chianese, a detta di molti il vero inventore del sistema dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici. Nel settembre del 2008 gli venne sequestrato con altri beni, dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, perché considerato frutto delle sue attività criminali. Da allora è in attesa di essere assegnato.

La legge n.109 del marzo 1996 prevede che Stato possa decidere di utilizzare i beni sequestrati alla criminalità organizzata per “finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile” trasferendoli al patrimonio del comune nel quale sono presenti. L’ente locale potrà poi amministrarli direttamente o assegnarli a titolo gratuito ad associazioni, comunità e organizzazioni di volontariato.

A tal proposito è stata istituita, con la legge n. 50 del 31 marzo 2010, l’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Nella conferenza di fine anno il sindaco Bartolomeo ha chiarito le sue intenzioni sulla riqualificazione dell’albergo “Marina di Castellone”, ha infatti dichiarato di volerne fare una struttura che produce reddito.

Non sappiamo quali siano le vere intenzioni del sindaco, ma volentieri gli suggeriamo l’opportunità di utilizzare la riqualificazione dell’immobile sequestrato per farne un esperimento di socialità avanzata, così come crediamo che al patrimonio comunale debba essere acquisito l’ex dormitorio delle FS che si trova in via Rialto Ferrovia, per i motivi che spiegheremo in seguito.

Nel primo caso sarebbe buona cosa avviare da subito le procedure previste dalla normativa vigente perché il comune ne ottenga l’affidamento e poi, con finanziamenti pubblici, lo renda agibile, visto che ormai versa in un totale stato di abbandono.

Ovviamente è necessario rendere partecipe la collettività circa le opportunità che una corretta riqualificazione della struttura può dare all’intera cittadinanza, allontanando al contempo il rischio che finisca nelle mani di eventuali imprenditori-predatori che hanno messo gli occhi su tale bene.

E’ nostra convinzione che sia necessario creare uno spazio sociale “no profit” con ambienti per il “social working”, quindi con l’obbligo di svolgere attività e servizi “solidaristici, e sale-riunioni per il vasto mondo delle associazioni “no-profit”, che gravitano intorno alla nostra città.

I locali ricavati , inoltre, devono essere assegnati in maniera temporanea e a costi contenutissimi a chi li richiede, previo bando pubblico.

Potrebbe apparire un’idea scontata ma c’è bisogno di opportunità, soprattutto per chi ha idee da proporre per la collettività, ma non ha i soldi per iniziare.

Anche per l’ex-dormitorio delle FS si potrebbe pensare ad un utilizzo “sociale”, acquisendolo al patrimonio comunale con un prestito della cassa depositi e prestiti. L’immobile è in buone condizioni, restaurato circa 15 anni fa. Lo si potrebbe trasformare in ostello, prevedendo posti letto per i senzatetto e le persone in difficoltà. Sarebbero sicuramente soldi ben spesi, perché utilizzati per aiutare i tanti che vivono in questa città e hanno poco o nulla per sé.

La loro criminalizzazione non serve, anche quando possono esserci delle tensioni.

Insomma un gesto di solidarietà che sarebbe un buon viatico per una città veramente solidale, andando finalmente oltre i soliti slogan di cui si riempiono la bocca i nostri amministratori, passati e presenti.

Quello che invece deve trasformare Formia in una città solidale non sono solo i fondi per l’assistenza ai senzatetto, sempre troppo pochi, ma le sue reti, il programma di housing, l’assenza di barriere architettoniche, l’efficienza dei trasporti, la quantità e la diffusione di bagni pubblici sempre puliti e di luoghi gratuiti.

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