Gaeta: Natale. I Doni dei Pastori

I.T.E. Tallini Castelforte

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(A cura di Ambrogio Sparagna)

I Vangeli ci narrano che i primi ad accogliere l’annuncio  della nascita di Gesù bambino sono stati i pastori mentre erano alla custodia dei loro greggi. L’Angelo li chiamò ed indicò loro come segno il Bambino avvolto in fasce nella mangiatoia. Questo annuncio è riportato in tutti i canti della Chiarastella.

Venite pastorelli alla capanna

venite a visità Gesù bambino

quando nascesti tu Gesù bambino

la terra circondata fu di fiori

o Verginella figlia di sant’Anna

in ventre lo portasti il Bambinello

e gli Angeli dicevano alli Santi

correte tutti quanti alla capanna

E’ nato senza ori e senza panni

scaldato da no bove e n’asinello

la notte di Natale è notte santa

è festa grande co’ li soni e canti

e sta razione ch’ è stata cantata

a gliu bambin Gesù sia presentata

venite pastorelli alla capanna

venite a visità Gesù bambino

Così cantano tutti i suonatori delle novene che a migliaia ancora oggi attraversano il nostro bel Paese durante il periodo natalizio e in tutto il territorio laziale in particolare. E i pastori sono protagonisti di tutte le rappresentazioni popolari che fanno da corona alle narrazioni evangeliche. Rappresentano i poveri, destinatari privilegiati della buona novella portata dal Messia bambino. Ricevono un annuncio e rispondono  ad una chiamata. Non hanno nulla di speciale, sono gente comune in cui tutti  si possono identificare. Ecco perché nel gergo presepiale “pastore” è qualsiasi personaggio rappresentato nel presepe. Alcuni hanno un nome particolare come “Niniellolo sbantuso” (il meravigliato), il pastore inginocchiato con le braccia aperte e il cappello in mano, che nelle rappresentazioni presepiali napoletane è collocato su un punto alto della scena rivolto verso la stella cometa e, dopo il 24 dicembre, viene posizionato accanto alla grotta. Come i Re Magi  anche  i Pastori  hanno ricevuto il dono dell’annuncio: i pastori per mezzo degli Angeli, i Magi tramite il dono dell’illuminazione che ha consentito loro di leggere i segni dei tempi. Gaspare porta in dono l’oro, simbolo del riconoscimento della regalità di Cristo; Melchiorre la mirra, sostanza aromatica vegetale utilizzata nelle mummificazioni che rappresenta il valore salvifico del Figlio di Dio e Baldassarre l’incenso, omaggio alla  natura divina del Bambino Gesù. I pastori invece portano agnelli, caciotte, uova, verdure, pane, ed esprimono il desiderio di unire la propria vita a quella divina del Dio bambino avvolto in una mangiatoia.

Un altro dei personaggi più affascinanti  e di grande valenza simbolica delle raffigurazioni presepiali è il pastore Benino. La leggenda popolare presenta questo personaggio mentre sta dormendo nello stesso presepe che sta sognando e, poiché quel presepe è il frutto del suo sogno, svegliare Benino vorrebbe dire l’istantanea estinzione del presepe. Ispirato dal passo evangelico che descrive l’annuncio degli Angeli ai pastori dormienti, il sogno di Benino non deriva però  da un semplice sonno ozioso di un giovincello stanco ma rappresenta invece il momento  in cui l’uomo  accoglie nella sua totale pienezza l’evento straordinario del mistero dell’Incarnazione. Tanto che nel suo sognare egli stesso diventa protagonista delle trasformazioni del creato e della natura che gli appaiono attorno.

Ed è per questo che nei presepi il pastorello Benino  viene collocato nel punto più alto della scena: perchè la sua visione, tra viottoli, discese, e dirupi, sfocia attraverso un viaggio denso di simboli ed interpretazioni nella grotta sottostante, dove sono collocati Giuseppe, Maria e Gesù Bambino.

Il valore simbolico di questo personaggio ha dato vita a numerose narrazioni fra cui quelle legate alla famosa Cantata dei Pastori , un’originale opera drammaturgica attribuita ad Andrea Perrucci, segnata da un successo plurisecolare nella forma sempre rimaneggiata e arricchita, pubblicata a Napoli nel 1698 con il titolo originale  Il vero lume tra l’ombre. Nella Cantata la scena del primo atto si apre con il dialogo con  Benino e il padre Armenzio che lo ha svegliato da un sogno straordinario in cui ha visto la terra trasformarsi in Paradiso. Attorno a questa scena sono nate anche alcuni componimenti musicali conosciuti come Il sogno di Benino, che vengono ancora eseguiti come prologo alle tante rappresentazioni di Presepi viventi meridionali, fra questi spicca l’esempio qui riportato diffuso nell’area del Lazio meridionale:

Mentre sognavo

d’un tratto si apre il cielo

piove argento e oro

il  mondo era tutto un tesoro

I fiori erano pietre preziose

dai fiumi scorre l’argento

dalle viti pendevano grappoli

di brillanti topazi e rubini

E mentre guardavo estasiato

vedo apparire una luce

sorge dalla grotta di Betlemme

grande come cento soli

E mentre quella luce s’alzava

sento una voce che mi dice

Vieni a me figlio mio

che Io sono sceso in terra

In mezzo a quello splendore

vedo un bambino che mi chiama

ha sul viso raffigurato

il Paradiso