Gaeta: PC” Mariano Mandolesi”. No al forno crematorio dove c’è vita. Il giardino della cremazione una bomba ecologica. Non esistono forni ad impatto zero. Rispettiamo il Golfo

In Italia non esiste una normativa uniforme che regoli l’installazione degli impianti di cremazione e le loro emissioni, paragonabili a quelle prodotte dall’incenerimento di rifiuti.
Ogni Regione stabilisce limiti specifici in relazione alla localizzazione dell’impianto e alla tecnologia adottata.

In base al DPR 285/1990, i forni crematori vengono costruiti entro i recinti dei cimiteri e il progetto di costruzione è corredato da una relazione sulle caratteristiche ambientali del sito e tecnico-sanitarie dell’impianto e sui sistemi di tutela dell’aria.

La Legge 130/2001 prevede l’emanazione di un provvedimento interministeriale per definire le norme tecniche per la realizzazione degli impianti di cremazione rispetto ai limiti di emissione, agli ambienti tecnologici e ai materiali per la costruzione delle bare per la cremazione.
Tale provvedimento non è mai stato emanato. In assenza di regole e limiti chiari si è sviluppata, in particolare anche nel Lazio e attraverso la finanza di progetto, una corsa all’installazione di crematori nei piccoli comuni attraverso l’occupazione di territori privi di pianificazione.


I cittadini residenti dei comitati di via Sant’Angelo, Monte Bucefalo e San Martino ribadiscono la loro contrarietà al progetto di costruzione di un impianto di cremazione nei pressi delle loro abitazioni, in una zona come quella di Sant’Angelo tra Itri, Gaeta e Formia, interessata negli ultimi anni da una forte espansione abitativa, in cui vi sono piccole aziende agricole, che rivendono i loro prodotti nei mercati settimanali del comprensorio, i resti di una chiesa benedettina del XII sec., un ricovero per i viandanti dipendente dal Santo Spirito In Sassia di Roma, un Torcolarium, diverse cisterne appartenenti probabilmente ad una villa rustica e diversi ponti di epoca romana, una zona quindi che, attualmente lasciata al più totale abbandono senza illuminazione, gas, e altri servizi, meriterebbe per essere valorizzata ben altri tipi di investimenti. Pensasse l’amministrazione comunale piuttosto a favorire vere condizioni di sviluppo, benessere collettivo ed occupazione stabile per la città di Gaeta. Queste terre hanno permesso, dopo il secondo conflitto mondiale, di sopravvivere, limitare l’emigrazione del dopoguerra. Una volta sradicati gli olivi delle famose olive di Gaeta l’agricoltura passò ai vigneti che necessitano di più servitù, allora famiglie intere quando possibile si trasferivano in campagna. Questa vallata era una festa, una casa pulita e rassettata, ricchezza di Gaeta che ha permesso noi di imparare leggere, scrivere, e soprattutto di parlare la nostra lingua madre. Noi Gaetani a questa vallata dobbiamo moltissimo, non deve essere toccata da nessuno.

Dal progetto preliminare che prevede un guadagno del privato che realizzerà l’opera di ben 18,3 milioni di euro in 30 anni, si evince che l’impianto può arrivare a cremare anche 2.000 salme all’anno CON UN SOLO TURNO DI LAVORO COMPOSTO DA SOLO 3 OPERAI.

La popolazione ricadente E CALCOLATA NEL BACINO DI UTENZA DEL FORNO A SANT’ANGELO E’ stimata in 1 142 551 persone, con un tasso di mortalità assunto costante in tutto il periodo d’esercizio e pari al 10,2 per mille.

Considerando che tra Formia Itri e Gaeta nel 2019 secondo gli ultimi dati ISTAT abbiamo avuto poco più di 600 decessi, anche ipotizzando che nei prossimi anni la percentuale di cremazioni, oggi in Italia attestata intorno al 30% del totale dei decessi, raggiunga il 50%, ci ritroveremmo a dover subire l’inquinamento per un numero assai maggiore di salme rispetto alle esigenze del comprensorio.

Il bacino d’utenza è stato determinato, in modo semplificato, individuando il territorio per il quale l’impianto di cremazione più vicino sia quello in oggetto, tenuto conto degli impianti di cremazione attualmente esistenti.

Il principale impatto ambientale di questo tipo di impianti riguarda l’aria, poiché durante la cremazione nei forni si ha produzione di inquinanti atmosferici, in particolare: polvere, monossido

di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti. Possono aggiungersi, inoltre, emissioni di mercurio (dall’amalgama presente nelle otturazioni dentarie), zinco (specialmente nel caso delle cremazioni di tombe estumulate), diossine-furani e IPA.

L’EPA stima che un forno crematorio che cremi in media 100 salme l’anno, emetta quasi un chilo di mercurio. L’esposizione al mercurio ed alle diossine, anche a dosi estremamente basse, è responsabile di danni al sistema nervoso in via di sviluppo, tra i quali una riduzione del quoziente intellettivo, alterazioni del comportamento, disordini dello spettro autistico, turbe dell’attenzione, dislessia.

Aspetti dell’impianto che possono influire sulla salute umana sono quelli relativi alle emissioni in atmosfera e all’emissione di acque reflue, nonché al trasporto e alla presenza di salme.

QUALI BENEFICI CI SAREBBERO QUINDI PER IL NOSTRO TERRITORIO?

 A fronte di un inquinamento atmosferico e delle falde acquifere assicurato, visto che è presente, come dimostrato dall’esistenza di molti pozzi artesiani,  un’ingente falda acquifera, e il passaggio del torrente Rio Itri/Pontone che scorre a meno di 200 metri dall’area scelta per la costruzione dell’impianto, nemmeno la scusa dell’incremento occupazionale regge, infatti, sempre secondo il progetto preliminare, basterebbero tre operai e due impiegati  per farlo funzionare,  e molti altri posti di lavoro sarebbero a repentaglio in campo agricolo e presso le strutture circostanti poco compatibili con questo progetto.

VA PRECISATO CHE IL FORNO E’ UBICATO AI PIEDI DELLA VALLE DI ITRI ZONA INDISCUSSA DI PRODUZIONE DELL’OVILA ITRANA DOP E DI CONSEGUENZA DELL’OLIO E DELLE OLIVE DENOMINATE DI GAETA. E I SUOI FUMI ANDRANNO A DISTRUGGERE TUTTO L’ESISTENTE CON UNA POSSIBILE DESERTIFICAZIONE DELLA ZONA.

 In definitiva possiamo affermare che il forno non serve alla collettività, ma solo a quei privati che ci speculeranno sopra, e che come spesso accade in questi settori, fungeranno da lavatrici per denaro di dubbia provenienza.

Non ci piegheremo quindi al ricatto dell’amministrazione gaetana, che nemmeno davanti all’evidenza ha avuto il buon senso di fare marcia indietro, pubblicando celermente il bando per il project financing, e andremo avanti con la nostra petizione, annunciando che saremo presenti nel centro di Gaeta appena possibile con dei banchetti informativi per sensibilizzare l’opinione pubblica, raccogliere un adeguato numero di firme, lanciando già ora una grande manifestazione di tutti i cittadini del comprensorio, che porterà simbolicamente le firme fin sotto il Comune di Gaeta, per ribadire che i forni crematori non vanno costruiti dove c’è vita.

Gli impianti di cremazione, inquinano e sono ormai superati. In Europa sono già state adottate tecnologie alternative, che non danneggiano l’ambiente. Tra queste, sottolineano, la cremazione a freddo «che non rilascia alcuna sostanza», oppure la tumulazione areata.

Comunicato Stampa