Il “Pietro” del Porto Commerciale, tra Anfore antiche e le “strane” visite della Direzione Distrettuale AntiMafia a Gaeta

Tra quelli che componevano la “luccicante” amministrazione dell’ex Sindaco Mitrano, lo stesso che affermava “non è importante sapere da dove arrivano i soldi sul porto (di Gaeta), l’importante è che arrivano”, c’era anche Pietro Salipante, “estromesso” alle ultime amministrative nonostante le 182 preferenze e terzo nella lista “Gaeta Democratica” che ha “portato sù” l’ex presidente del Consiglio comunale,Pina Rosato.

Salipante in quella amministrazione “luccicosa” era stato eletto in quota Forza Italia, addirittura rappresentante ANCI tra il 2019 e il 2022, ma qualche giorno fa, senza che la notizia abbia trovato molta eco, e d’altronde, nonostante il clima torrido si stavano per inaugurare le lucette, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli gli ha citofonato per chiedergli della “strana” concessione di una delle banchine del porto data alla società Star Center Italia di Castelvolturno. Esattamente quella di cui l’operatore portuale, già coivolto in un’indagine per associazione a delinquere nel dicembre 2020, è “docente-collaboratore”.

E mentre gli chiedevano di questi rapporti, gli investigatori si sono accorti che casa Salipante era arredata di alcune anfore, reperti archeologici di elevato valore storico, patrimoniale ed economico, probabilmente arrivati “a sua insaputa” e da qui anche la denuncia per detenzione illecita di reperti archeologici.

A questo brillante ex Consigliere non posso che augurare di chiarire la sua posizione, ma non posso dimenticare quando nel 2018 cercò di minimizzare l’idea venuta chissá a chi di spostare il pontile Petroli Eni di fronte la spiaggia di Vindicio e di come l’amministrazione di Formia convocò un Consiglio comunale straordinario per dire chiaramente all’allora Sindaco di Gaeta, Cosimo Mitrano, al Presidente dell’Autoritá Portuale e al presidente del Consorzio Industriale, Salvatore Forte, che il pontile delle petroliere doveva stare lontano da Vindicio e da Formia e che l’Eni doveva delocalizzare il pontile fuori dal quartiere “La Peschiera” di Gaeta, dove è stato per oltre cinquant’anni.

E dove tutt’ora, nell’indifferenza della nuova amministrazione gaetana, sta!

Parlava di politica comprensoriale questo ex Consigliere. E accusava l’amministrazione formiana, facendo dichiarazioni alla stampa, di “allarmismo e demagogia”, evidentemente poco preoccupato dalle merci pulverulente e nocive che dal porto avvelenano Vindicio e i suoi concittadini a Gaeta San Carlo. O delle centinaia di tir al giorno che sovraccaricano il traffico di Formia, la cittá che più di tutte nel Golfo paga una servitù di passaggio, in beffa a una comprensorialitá di parole e facciata: come al solito, quando si parla del porto delle nebbie di Gaeta. Da decenni meta di indagini delle Procure d’Italia che quasi sempre finiscono in vicoli ciechi e molte volte in un nulla di fatto.

“La nebbia c’èma non si vede”, ma questa volta confidiamo che la DDA faccia chiarezza e la dipani cercando di farci capire se le concessioni delle banchine del porto hanno avuto un iter regolare e trasparente e cercando di riporre anche le anfore antiche, bene comune e bene di tutti, al loro giusto e doveroso posto “comune e visibile a tutti”.

Fonte: Pagina Facebook di Paola senza bavaglio Villa

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