Notificato invito a dedurre con istanza di sequestro conservativo di beni, mobili e crediti per un danno erariale di oltre 30,4 milioni di euro.
Il 7 agosto, su delega della Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti retta dal Procuratore Regionale dott. Antonio Giuseppone, i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli hanno notificato un invito a dedurre nei confronti di 4 soggetti ritenuti responsabili, in via solidale, di un danno erariale di oltre 30,4 milioni di euro.
Gli accertamenti di polizia erariale, coordinati dal Vice Procuratore Generale dott. Davide Vitale, hanno permesso di accertare che i destinatari del provvedimento – una società di capitali con sede, all’epoca dei fatti, in Poggiomarino (NA) e tre persone fisiche che hanno agito, in nome o per conto della stessa, quali amministratori di diritto o di fatto – hanno arrecato un ingente patrimoniale danno al Gestore dei Servizi Energetici (GSESpa), derivante dall’illecita percezione di incentivi pubblici sotto forma di Titoli di Efficienza Energetica (cd “certificati bianchi”).
Tali titoli vengono rilasciati da GSESpa (società in house totalmente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze), per il tramite dell’ente pubblico Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA), a soggetti privati, le cd società “ESCo”. (Energy Saving Company), che attesta di aver eseguito interventi di efficienza energetica.
Queste ultime, a loro volta, possono cedere i titoli alle società distributrici di energia elettrica e gas, in alternativa, sulla piattaforma di mercato regolata dal Gestore dei Mercati Energetici (GMESpa) oppure attraverso contrattazioni bilaterali. Si tratta, quindi, di veri e propri titoli negoziabili, dematerializzati e al portatore, costituenti un vero e proprio contributo pubblico, il cui controvalore monetario viene determinato ogni anno dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA).
Nel caso in esame, è emersa la sistemica e raffinata falsa attestazione e rendicontazione – da parte di una società con sede, all’epoca dei fatti, in Poggiomarino (NA), e poi dichiarata fallita – di risparmi energetici conseguiti in relazione a opere, poi rivelatesi totalmente fittizie, di efficienza energetica (in particolare, isolamento di pareti, e coperture per riscaldamento/raffreddamento) per conto di soggetti terzi, a fronte delle quali GSE ha emesso in favore di conto società n. 138.074 certificati bianchi, successivamente ceduti sul mercato dei titoli, gestito da GME, a soggetti ignari della frode.
Questi ultimi hanno poi presentato al GSE detti certificati percependo un contributo/controvalore monetario non dovuto e, quindi, costituente danno erariale.
A conferma del sistema di frode – accertato anche da una concorrente indagine penale della Procura della Repubblica di Treviso – le amministrazioni comunali interpellate hanno comunicato che i titoli autorizzativi/abilitativi indicati nelle richieste di verifica e certificazione dei risparmi non risultavano depositati presso i propri sportelli.
Inoltre, i rappresentanti legali delle imprese incaricate dell’esecuzione dei lavori hanno sconosciuto le fatture emesse nei confronti della società oggetto d’indagine. La condotta contestata è culminata addirittura nell’utilizzo di nomi di fantasia nell’indicazione dei luoghi interessati dai presunti lavori di efficienza energetica.
L’attività odierna testimonia il costante e coordinato impegno della Corte dei conti e della Guardia di finanza a contrasto degli illeciti in materia di spesa pubblica ea tutela della corretta destinazione delle risorse erogate dallo Stato.

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