Rif. Comunista Formia: Da Venezia a Formia, passando per Civitavecchia, nel silenzio della politica

Il Paese delle meraviglie a Minturno


La società “MARINA DI CICERONE S.P.A.”, con sede in via VIALE MAZZINI GIUSEPPE, 88 (ROMA) è nata per realizzare, entro il 2014, il porto turistico di Formia, con una capacità di 619 posti barca, ottenendo in cambio la gestione per i successivi 50 anni.

Inizialmente il «Gruppo Ranucci Finanziaria e Partecipazioni srl» ,del senatore democratico Ranucci, ne deteneva il 47,5%. Quote minori erano detenute da “Impresa” “Pietro Cidonio” e Sacen. Successivamente, con l’uscita di scena della società di proprietà del senatore Ranucci, il capitale sociale è stato diviso tra la Pietro Cidonio spa (47,5%), la «Fincosit spa -Grandi Lavori» (24,9%) e la Sacen (1%) di Pozzuoli.

Ad oggi, fortunatamente, nemmeno una pietra è stata messa, nonostante le promesse elettorali sia del centrodestra che del centrosinistra, che avevano promesso ai cittadini di Formia un’opera in grado di dare una scossa all’economia sempre più stagnante della città, con una positiva ricaduta occupazionale, vera arma di ricatto per i tanti disoccupati che affollano la nostra città.

Nonostante nulla sia stato realizzato due dei soci della società “MARINA DI CICERONE S.P.A.” hanno conquistato le cronache della stampa nazionale, perché coinvolti in due inchieste della magistratura italiana.

La prima riguarda i lavori di ampliamento del porto di Civitavecchia. L’accusa è di aver usato marmo e cemento di qualità inferiore, spesso misti a terriccio e altri materiali di scarto, non contemplati nel capitolato d’appalto.

I carabinieri del Noe hanno sequestrato opere strategiche per il porto – primo lotto, prolungamento antemurale Colombo, darsena servizi e darsena traghetti – aggiudicate, a seguito di gara d’appalto, dall’associazione temporanea di imprese composta da Itinera spa, Impresa Pietro Cidonio spa, Grandi Lavori Fincosit spa e Coopsette per oltre 130 milioni di euro.

La seconda indagine riguarda la realizzazione del MOSE di Venezia e vede, tra i tanti, coinvolto Alessandro Mazzi, vicepresidente del Consorzio Venezia Nuova, presidente del Cda di Mazzi Scarl e della Grandi Lavori Fincosit spa, ma anche presidente del cda della società “MARINA DI CICERONE S.P.A.”.

In questo caso il reato, di cui vengono accusati gli indagati, è quello di aver costituito un fondo di denaro con cui sono state pagate tangenti a politici e dirigenti pubblici per sbloccare gli ostacoli di tipo amministrativo che impedivano la realizzazione dell’opera.

Insomma le due società sono, a diverso titolo, coinvolte in due delle più grosse inchieste che riguardano la realizzazione di opere a mare che si stanno realizzando in Italia.

Il sindaco Bartolomeo è un grande sponsor del progetto del porto turistico, tant’è che ancora aspettiamo che onori la promessa di farci vedere il progetto che lui custodisce, e che noi – nonostante regolare richiesta di accesso agli atti – ancora non abbiamo visto, a causa dell’opposizione della società appaltante.

I fatti dell’EXPO e del MOSE ed i riflessi sulle rive di Formia, dimostrano che la superiorità morale della sinistra è carta straccia, che il Partito democratico oltre che un partito lontano anni luci dai valori di eguaglianza e di onestà che hanno sempre caratterizzato la sinistra, è uno strumento a disposizione di comitati d’affari criminali che nulla hanno a che vedere con le istanze popolari che vorrebbero rappresentare.

Anche qui a Formia stiamo seriamente correndo il rischio di imbandire un banchetto per imprenditori, travestiti da signori, che poi spesso e volentieri si rivelano essere dei ladri.

Se il presidente Renzi – molto apprezzato anche qui – dice fuori i ladri della politica, noi aggiungiamo, fuori anche gli amici dei ladri dalla politica, quindi anche chi – con il ricatto dell’occupazione – ci ha proposto il rischio concreto di un danno ambientale ed erariale dovrebbe andare via.

Rifletta sindaco, riflettano i progressisti che lo sostengono, probabilmente ci opporranno il consenso che è dalla loro parte. Allora si pongano il problema di quanto di quel consenso è comprato con i soldi di noi cittadini, che invece di essere spesi nel nostro interesse ingrassano i soliti comitati d’affari.

Altrimenti toccherà ancora una volta alla magistratura, che speriamo abbia ben dritte le antenne, intervenire per stroncare il malaffare e ancora una volta a vincere saranno quelli che fanno di tutta un’erba un fascio.

In ultimo chiediamo a tutte le forze politiche della città di esprimersi sullo strascico di lobby, monopoli e affari che partendo da Venezia arriva Formia, passando per Civitavecchia. In questi casi il silenzio è colpevole.

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