I Carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nei confronti di due persone gravemente indiziate, a vario titolo, di concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo. I fatti riguardano l’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 a Pomezia, nella frazione di Torvaianica, ai danni del giornalista televisivo Sigfrido Ranucci.
Secondo quanto riportato, i reati contestati sono aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Le indagini erano state avviate dopo l’attentato e avevano già portato, il 30 giugno, all’arresto di quattro soggetti, gravemente indiziati di essere gli esecutori materiali della deflagrazione.
In base al provvedimento cautelare, V. L. è indiziato di aver concepito il disegno delittuoso, incaricando G. di individuare persone in grado di reperire l’esplosivo e di compiere l’attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista. Lo stesso L., secondo l’accusa, avrebbe inoltre partecipato insieme a G. a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto il 15 settembre 2025.
T.G.C., ancora ricercato perché in fase di rintraccio, avrebbe svolto il ruolo di raccordo operativo per conto di L. Secondo gli inquirenti, avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, oltre ad aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre, avrebbe coordinato e partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l’autovettura del suocero.
Le misure restrittive, si legge, si fondano su risultanze investigative derivanti dall’analisi incrociata dei tabulati telefonici e telematici delle celle che servono l’area dell’attentato, dal tracciamento dei veicoli coinvolti nelle fasi preparatorie e dall’esame forense dei telefoni cellulari in uso agli indagati. Secondo gli investigatori, questi elementi avrebbero smentito i tentativi di precostituzione di alibi difensivi.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Per questo motivo gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.