La Guardia di Finanza di Roma ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Un imprenditore di 51 anni, Orlando Taddeo, attivo da anni nei settori della tecnologia e delle telecomunicazioni. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina, è l’esito di un’articolata indagine su una presunta frode fiscale milionaria legata all’evasione dell’IVA.
Secondo gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe ideato un sistema basato su una fittizia attività di intermediazione di traffico telefonico internazionale, il cosiddetto “trading telefonico”, finalizzato alla creazione di crediti IVA inesistenti da utilizzare in compensazione fiscale. Il meccanismo si sarebbe fondato su tre piattaforme digitali, gestite tramite società di diritto irlandese riconducibili al medesimo Imprenditore, capaci di generare volumi di traffico telefonico artificiali, in particolare verso lo Zambia.
Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma con il supporto dell’AGCOM, hanno evidenziato come i dati di traffico fossero del tutto sproporzionati rispetto a quelli reali certificati dalle autorità zambiane. In soli sei mesi del 2021 sarebbero state emesse fatture false per oltre 7 milioni di euro, con un’IVA pari a circa 1,3 milioni.
Il sistema prevedeva l’utilizzo di società “cartiere” italiane e comunitarie, che emettevano fatture senza versare l’imposta, consentendo così la maturazione e l’utilizzo indebito di crediti d’imposta. Il danno erariale complessivo stimato ammonta a oltre 2,5 milioni di euro.
Cinque le persone indagate, tra cui soggetti residenti nel Regno Unito e in Irlanda del Nord, coinvolte in un giro di fatture per operazioni inesistenti superiori a 60 milioni di euro in due anni. Disposta anche una misura interdittiva nei confronti dell’amministratore di una società cliente della piattaforma, imprenditore nel settore dei call center.
Nel 2023, inoltre, la Procura di Roma aveva già chiesto il rinvio a giudizio dell’Imprenditore, per il fallimento della società Limecom srl, avvenuto – secondo l’accusa – a seguito di condotte dolose e del mancato pagamento di imposte e contributi, con un debito accumulato di circa 2 milioni di euro.
Le accuse dovranno ora essere vagliate in giudizio, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. La responsabilità penale sarà accertata solo con sentenza definitiva.

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