“Come seme sotto raffiche d’inverno” per non dimenticare

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CULTURA: Nuovo appuntamento presso la sala del Teatro Bertolt Brecht di Formia, con la rassegna “Incontri e Racconti”, appuntamento con la Storia.

In questo nuovo appuntamento sarà presentato, nella nuova forma di un quasi spettacolo, il libro “Come seme sotto raffiche d’inverno” di Alessandro Izzi, pubblicato da Giovane Holden edizioni nel 2016.

edu290720160013Preceduto da una riflessione sul libro di Giovanni Spagnoletti dell’Università di Tor Vergata Roma, l’evento prevede una suggestiva successione di brani di interviste video a testimonianza diretta dello scempio lasciato dalla guerra nel nostro territorio, di letture tratte dal testo e di brani musicali dal vivo.

I testimoni intervistati per l’occasione saranno Gennaro Aceto, Luigi Cardi, Aurelio Izzi e Dario Silvestri.

La drammaturgia che ne risulta, nata da un’idea di Maurizio Stammati, direttore artistico del collettivo formiano intitolato al grande drammaturgo tedesco, replica amplificandola la polifonia interna al testo di Izzi che è, lo ricordiamo, una raccolta di nove racconti ambientati tra il ’43 e il ‘45 che eleggono a protagonisti le donne, i bambini e tutti coloro che dovettero subire gli orrori di una guerra che non potevano capire per davvero.

edu290720160002Come afferma Anton Giulio Onofri, infatti: “A Izzi sta a cuore il destino dei tanti ragazzini, costretti a crescere anzitempo rispetto a quanto previsto in natura, perché travolti da eventi di portata infinitamente più grande di loro; delle tante madri costrette tra spaventose difficoltà a tenere insieme con la loro sacrale centralità di angeli del focolare le redini di tutta la famiglia, dal più piccolino al più anziano; di quegli sfortunati che, quando non della vita, sono stati privati della dignità e dell’onore, condannati pertanto a non mai dimenticare qualcosa che è impossibile perdonare” (Da Close-up).

Appuntamento, quindi, il 30 ottobre alle ore 18:00 al Teatro Bertolt Brecht, per non dimenticare.

Comunicato Stampa

Foto di Enrico Duratorre

 

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