SS. Cosma e Damiano: “Ventosa tra Briganti e Spioni” Documenti desegretati, rinvenuti da Raffaele Capolino e Daniele Elpidio Ladicicco presso l’Archivio di Stato di Caserta

E’ il 1861 ed il Golfo di Gaeta ha tenuto con il fiato sospeso l’intera Penisola. L’esito dell’assedio segnerà per sempre il destino della neonata Italia, nazione nata, come un prezioso frutto di bosco tra rovi di spine. Uscendo da questa similitudine tradimenti, spiate, lotte fratricide caratterizzarono quel momento storico. Ed in questo panorama che in tutti i borghi e città del comprensorio di Gaeta e di Traetto, come nel resto dell’Italia, si vanno formando bande di dissidenti. Gruppi di donne e uomini che vissero quell’unità come un’aggressione verso il loro Paese e verso la loro antica Nazione: il Regno delle Due Sicilie. E se in qualsiasi parte del mondo o in qualsiasi altro periodo storico uomini con queste caratteristiche vennero chiamati partigiani in questa situazione furono tutti etichettati come briganti.

Ventosa

Il piccolo paese di Ventosa, frazione di 200 abitanti del comune di San Cosma e Damiano, non fu da meno. Dagli archivi, ormai desegretati della prefettura viene fuori una denuncia che alcuni paesani fecero a carico di altri cittadini del borgo. In una lettera del sottoprefetto di Gaeta al Prefetto di Caserta si denuncia Stefano di Rienzo e la sua famiglia.  La famiglia di Rienzo, si legge nella lettera, sta mettendo su una banda di facinorosi. A compiere questa denuncia due paesani: Carmine Falso ed Antonio di Rienzo.

I di Rienzo, nelle persone di Stefano, Alessandro e Giovanni, sono una famiglia assai Ricca, fedele ai Borbone, che da sempre vanno divulgando idee contrarie al nuovo governo. Perfettamente in grado quindi, secondo l’analisi del sottoprefetto, di sostenere una banda di Briganti.

Denunciati di far parte di questa compagine brigantesca Angelantonio Petruccelli, Saverio Panzanella, Cosmo Viccaro, Antonio Petruccelli, Giuseppe Rocco. Tutti del villaggio di Ventosa del comune di San Cosma e Damiano.

A questo punto il sottoprefetto non sciupa l’occasione per fare una sviolinata patriottica e sottolineare la sua fedeltà alla nuova causa nazionale concludendo la lettera: “Non passate sotto silenzio un fatto tanto grave, che un giorno ci faccia piangere tutti, siate padri della patria tanta cara”.

Ventosa

Nella denuncia si citano anche molti testimoni che posano avvalorare queste tesi. Alcuni testimoniano che effettivamente quegli uomini si sono costituiti in banda, tra cui; Damiano Correlli, Matteo Casale, Saverio Borrelli, Leonardo Paganella, Antonio Leggero, Gregorio Casale, Don Vincenzo Rossi (figlio di Marco) e Giuseppe di Marco. Altri invece i testimoni pronti a fornire prove circa la cattiva condotta della famiglia di Rienzo, tra cui: Salvatore Mallozzi, Mattia Rocco, Luigi Gaveglia, don Luigi de Bernardino, Erasmo Rucerto, Antonio Croce e Don Domenico Mattei di Raimondo. Tra i tanti spicca quest’ultimo Don Domenico Mattei. Don Domenico era il pronipote del pittore Andrea Mattei. Suo padre Raimondo era cugino di secondo grado con il barone Simone (padre del più noto pittore Pasquale Mattej).

Il prefetto di tutta risposta disporrà accurate indagini su queste persone e da incarico con molta lungimiranza al sottoprefetto di Gaeta di indagare anche gli accusatori. Aveva evidentemente già molto bene presente il sistema di accuse che si stava parando in quell’epoca. In moltissimi paesi i nuovi potenti (la borghesia che aveva preso il potere) si andava vendicando di vecchi nemici, di antichi potentati e regolava così conti in sospeso denunciando chiunque come “briganti”. Compiendo cioè una vera caccia alle streghe che non sempre corrispondeva a realtà.

Non sappiamo se questa denuncia produsse arresti, se i denunciati fossero davvero colpevoli o meno delle accuse mosse. Il racconto pare lo stesso assai significativo trovando tante persone contrapposte nello stesso piccolissimo paesino in un momento storico così cruciale per la nostra storia patria.

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Documenti rinvenuti da Raffaele Capolino e Daniele Elpidio Ladicicco presso l’Archivio si Stato di Caserta. Si ringrazia per la disponibilità i funzionari dell’archivio di Stato.

Fonte: Golfoeventi.it – Art. di Daniele Elpidio Ladicicco