TERRACINA, CITTÀ A RISCHIO CALDO: LEGAMBIENTE LANCIA LA CAMPAGNA “CHE CALDO CHE FA”

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Dopo il monito della Goletta Verde sul riscaldamento del Mar Tirreno e i dati del report “Città più calde del Lazio” che collocano Terracina tra le città a maggior rischio, il Circolo locale chiede al Comune la mappatura dei rifugi climatici e nuovi interventi di forestazione urbana

TERRACINA – Mercoledì 29 luglio la città si prepara ad affrontare la quarta ondata di calore dell’estate, con l’ennesima rimonta dell’anticiclone africano attesa sul bacino del Mediterraneo. Proprio mentre la Goletta Verde di Legambiente veleggia lungo le coste laziali, il Circolo Legambiente Terracina “Pisco Montano” ha deciso di portare in città la campagna nazionale “Che Caldo che Fa”, dedicata al contrasto della povertà energetica e di raffrescamento.

L’iniziativa arriva a pochi giorni dalla pubblicazione del report “Città più calde del Lazio”, realizzato da Legambiente in collaborazione con TGR Lazio, che colloca Terracina al secondo posto nella regione per temperatura media degli ultimi dieci anni (25,66°C), a pari merito con Latina e subito dietro Guidonia Montecelio.

Il Tirreno si scalda, cambiano gli ecosistemi

Il report segnala anche un dato relativo al mare: secondo le rilevazioni satellitari del Marine Service Copernicus, rielaborate da Legambiente, la temperatura del Mar Tirreno è passata da una media di 19,2°C a maggio a 24,3°C a giugno. Un salto che conferma la progressiva tropicalizzazione del bacino, con l’arrivo di specie come barracuda, pesce scorpione e granchio blu, a scapito degli ecosistemi locali, comprese le praterie di Posidonia e le aree lagunari del Parco Nazionale del Circeo.

Le richieste al Comune

Il Circolo ricorda che il Consiglio Comunale di Terracina aveva approvato all’unanimità, l’11 dicembre 2019, una mozione per la dichiarazione dello stato di emergenza climatica e ambientale, proposta dallo stesso Circolo Legambiente, alla quale però non sarebbero seguiti impegni concreti.

Tra le richieste avanzate oggi all’amministrazione comunale figurano: la mappatura e promozione di “rifugi climatici” da integrare nei Piani di Adattamento Climatico comunali; l’attrezzamento di aree verdi, parchi, cortili scolastici e spazi pubblici ombreggiati; l’apertura di biblioteche, centri culturali e musei climatizzati e con acqua potabile gratuita accessibili a tutti; un servizio di assistenza e trasporto per le persone non autosufficienti, sul modello già adottato dal Comune di Cisterna di Latina. Il Circolo chiede inoltre progetti di riqualificazione del verde, la creazione di grandi parchi come “polmoni freddi”, filari di alberi lungo i marciapiedi, tetti bianchi e verdi, il potenziamento delle infrastrutture blu come fontane e corsi d’acqua, e interventi di de-pavimentazione per ridurre l’effetto isola di calore.

Le dichiarazioni

Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, ha sottolineato come dall’analisi delle temperature di mezzo secolo nelle città del Lazio emergano due elementi evidenti: da un lato un innalzamento violento delle temperature, con più giornate calde specialmente a fine primavera, dall’altro la comparsa di luoghi ormai roventi che rendono alcune città praticamente invivibili d’estate.

Anna Giannetti, presidente di Legambiente Terracina, e Roberta Ambra Alla, referente locale della campagna, spiegano che occorre riprogettare la città con rifugi climatici e ombreggiature, rimuovendo l’asfalto in eccesso dai grandi parcheggi e rafforzando parchi, aree verdi, boschi e argini dei corsi d’acqua. Le due rappresentanti ricordano che il Circolo è attivo dal 2018 — anno del disastro climatico del 29 ottobre — sul fronte della sensibilizzazione di cittadini e scuole, e che alla campagna “Che Caldo che Fa” seguirà l’iniziativa “Clima e Salute – Cresce il caldo, cresce la prevenzione 2026”, realizzata in collaborazione con la Croce Rossa Italiana.

Il contesto sanitario

Il Circolo richiama anche i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui il caldo estremo avrebbe causato oltre 200mila morti in Europa negli ultimi quattro anni, e le recenti dichiarazioni del presidente della Società Italiana di Psichiatria, Guido Di Sciascio, sul legame tra ondate di calore e riacutizzazione di patologie come ansia e depressione. A pagare il prezzo più alto della crisi climatica, ricorda Legambiente, sono soprattutto bambini, anziani, persone con patologie croniche e chi vive in condizioni di povertà materiale ed energetica.

Per maggiori informazioni sulla campagna: cittaclima.it/ondatedicalore

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Sono il presidente dell'associazione che gestisce l'emittente e sono anche conduttore di vari programmi.