Vincenzo Testa, ambasciatore del presepe e della sua terra: da Castelforte ai “100 Presepi in Vaticano” e oltre.

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Cinque prestigiose esposizioni nazionali per il diacono e presepista del Sud Pontino, che con le sue opere racconta fede, memoria e radici

CASTELFORTE – È un percorso fatto di fede, arte e profondo legame con la propria terra quello intrapreso da Vincenzo Testa, diacono e giornalista, già Capo Ufficio Stampa del Comune di Castelforte fino al 2024, che quest’anno sarà protagonista in ben cinque delle più prestigiose mostre italiane di arte presepiale. Un riconoscimento non solo alla sua abilità artistica, ma anche alla capacità narrativa di chi ha saputo trasformare i paesaggi e la memoria collettiva del Basso Lazio in simboli universali.

Il momento più emblematico è certamente l’inserimento della sua opera “Castelforte, dicembre 1944” nella rassegna “100 Presepi in Vaticano”, tra gli appuntamenti più seguiti a livello internazionale per il Natale. “Sono davvero contento di portare la mia Terra in Vaticano”, ha dichiarato Testa, sottolineando quanto questa partecipazione rappresenti una testimonianza di bellezza e resilienza, nata dalle rovine della guerra per indicare un cammino di pace.

L’opera, ambientata simbolicamente sotto la Torre Civica di Castelforte nel Natale del 1944, narra la rinascita della speranza dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Un vecchio contempla assorto la scena della natività tra le macerie, mentre una giovane coppia invita a volgere lo sguardo verso la luce che torna. “È un presepe che parla anche al nostro tempo – spiega Testa – un tempo in cui il fragore delle bombe ha ancora la meglio sul silenzio degli innocenti.”

Ma il messaggio universale di pace e rinascita espresso attraverso il presepe sarà veicolato anche in altre importanti manifestazioni, con opere tutte legate, in modi diversi, alla sua terra d’origine.

Alla Mostra dei “Presepi dal Mondo e dall’Italia” di Verona, sarà protagonista l’opera “La Masseria della Speranza”, ambientata nella Piana del Garigliano, dove Testa rievoca la quotidianità contadina del primo Novecento. Una natività inserita in un contesto rurale e autentico, con personaggi semplici che, con discrezione e fede, indicano la sacralità dell’evento divino. “Un racconto – sottolinea Testa – che esalta i valori del lavoro, della famiglia, della fiducia.”

Alla Mostra di Arte Presepiale di Città di Castello sarà invece presentata “Il Narratore”, un’opera ispirata alla cinta muraria della Castelforte medievale. Il protagonista è un povero che, seduto oltre l’arco della porta cittadina, tenta di evangelizzare un popolo distratto, mentre fuori dalle mura – simbolicamente in penombra – la Natività viene vista e pregata solo da una bambina, icona dell’innocenza. “La luce che splende oltre la porta – spiega Testa – è quella effimera del mondo, ma la vera luce è nel mistero della nascita di Gesù.”

Un’altra tappa importante sarà Monteprandone, sede nazionale dell’Accademia Italiana del Presepe, dove Testa esporrà un’opera intrisa di spiritualità popolare: un richiamo al mondo contadino, alla fatica nobile del lavoro nei campi, alla fede autentica che si esprime nel quotidiano. “Gesù scende nei luoghi dell’umiltà e del silenzio – ricorda l’autore – per incontrare gli ultimi e accogliere il frutto del loro impegno.”

Infine, alla Mostra di Sansepolcro, il presepista sarà presente con “Borgo Antico, fonte di acqua viva”, una rappresentazione che unisce simbolismo biblico e riferimenti paesaggistici, in cui l’acqua – sorgente di vita e redenzione – scorre nel cuore di un borgo che potrebbe essere ogni paese del Basso Lazio, tra pietra viva, fede e memoria.

Un ambasciatore della memoria e della spiritualità

In tutte le sue opere, Vincenzo Testa riesce a fondere dimensione personale e valore universale, con un occhio sempre attento al significato profondo del Natale come occasione di rinascita, pace e vicinanza agli ultimi. Le sue composizioni – curate nei dettagli scenografici, spesso animate da personaggi in movimento e illuminate con tagli di luce simbolici – sono realizzate con statuine artigianali, tra cui quelle di Claudio Grue e maestri della Val Gardena.

Ma soprattutto, esse parlano una lingua accessibile, che commuove e invita alla riflessione. Un linguaggio fatto di terra e di cielo, di Storia e di storie, che parte da Castelforte e arriva – con il presepe – al cuore di tutti. Quest’anno, a parlare di pace, sarà anche la sua terra.

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