Latina: Concluso l’itinerante convegno “Nuova Governance per le Comunità Locali del Lazio”

Si è concluso oggi a Latina l’itinerante convegno “Nuova Governance per le Comunità Locali del Lazio”, che organizzato dal CAL (Consiglio Autonomie Locali) del Lazio, è stato replicato su base provinciale, nell’intera Regione con il chiaro intento di avviare un confronto diffuso sull’attuale ed articolato panorama delle riforme legislative che a più livelli rimodulano gli Enti Locali Italiani.

I relatori, tra i quali Armando Cuasni Presidente della Provincia di Latina, Donato Robilotta Presidente Cal, e Nicola Riccardelli Vice Presidente Cal, hanno illustrato  le tematiche e problematiche concernenti quello che a breve potrebbe diventare il nuovo assetto legislativo delle Autonomie Locali, dal Disegno di Legge Costituzionale che abolisce le Province, passando per il Disegno di Legge c.d. Delrio sulle “Disposizioni sulle città Metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e fusioni dei Comuni”, fino ad arrivare alla proposta di Legge Regionale sul “Riordino dell’Associazionismo Comunale e soppressione delle Comunità Montane”.

Ed è proprio su quest’ultima che si è aperto l’intenso dibattito conclusivo dell’incontro che ha visto  l’intervento appassionato di numerosi amministratori locali, Sindaci e Consiglieri Comunali, in cui ognuno ha rappresentato le proprie specifiche istanze del municipio d’appartenenza ma dove tutti hanno gridato forte, No ad un Associazionismo forzato e forzoso, ideato da un legislatore che appare forse troppo poco addentro la realtà comunale del Lazio fatta per l’85% da Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti.

Così come per le Province, sostituite tout court dalle città metropolitane in una regione che come la nostra ha di metropolitano solo Roma, anche le Unioni di Comuni, obbligatoriamente previste per i Comuni fino a 5.000 abitanti, sono apparse del tutto avulse da qualsivoglia criterio di razionalizzazione economica alla platea di partecipanti che dall’esperienza comprovata acquisita nei piccoli centri ha chiarito come in più di qualche caso l’associazionismo tra piccoli comuni dislocati potrebbe addirittura paradossalmente portare ad uno spreco di risorse.

Associarsi Si, ma per le sole funzioni, senza intaccare gli attuali organi dei Comuni che insieme agli altri enti territoriali, tra i quali la Provincia, continuano a comporre, come sancito dalla nostra Costituzione, lo Stato Italiano.

Toccherà ora al Presidente Robilotta il compito di dare voce, nelle opportune sedi regionali, alle tante istanze raccolte nei vari incontri congressuali affinchè la Regione, nel desistere da famelici intenti centralistici di funzioni, ripieghi coscientemente su se stessa  dando avvio ad un serio e profondo confronto dialettico con gli amministratori locali, troppo spesso meri spettatori di riforme che come quelle prospettate poco a poco ne uccidono l’autonomia.

Se il confronto non appare infatti la via tracciata dal legislatore regionale e statale dovrà allora riflettersi sull’opportunità di un cambiamento che a livello costituzionale possa consentire ai vari enti di tutelare direttamente dinanzi alla Corte Costituzionale i propri interessi, orami da troppo tempo sviliti e pregiudicati da scelte lontane e centraliste che non rispecchiano la quotidianità del paese.

 

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