LAZIO. CONSIGLIO AVVIA ITER MOFICHE LEGGE CINEMA E AUDIOVISIVO

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Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Daniele Leodori (Pd), ha avviato oggi l’esame della proposta di modifica della normativa regionale per lo sviluppo del cinema e dell’audiovisivo, di iniziativa della Giunta.

Tre gli indirizzi principali della legge sottolineati dall’assessore alla Cultura Lidia Ravera. Innanzitutto quello del risparmio di denaro pubblico, attraverso l’abrogazione della norma che prevedeva la costituzione del Centro regionale, per la cui gestione ordinaria si suppone “sarebbero stati spesi non meno di due milioni di euro l’anno”. In secondo luogo la facilitazione nell’accesso ai finanziamenti regionali, “con particolare attenzione ai linguaggi innovativi, alle nuove tecnologie, alla sperimentazione e al ricambio generazionale”. Infine il sostegno allo sviluppo del cinema, come industria “che deve garantire nuovi posti di lavoro e attrarre investimenti”, attraverso il ritorno della Regione nella Film Commission e la promozione dell’insegnamento del linguaggio audiovisivo nelle scuole.

Il presidente della commissione Cultura, Eugenio Patané (Pd), premettendo che il testo va ad intervenire su “una buona legge”, ha sottolineato l’importante lavoro svolto in commissione attraverso gli emendamenti presentati e le audizioni con gli operatori del settore. Ha poi ricordato che il rientro della Regione nella Film Commission si realizza con una quota di 100mila euro per l’anno in corso e di 300mila per il triennale ed ha posto l’accento sul tema delle così dette start-up del cinema:  “in commissione abbiamo condiviso l’idea di finanziare opere prime e seconde dei produttori a prescindere da una relazione con un determinato periodo di tempo”. Patané ha inoltre sottolineato come “questa legge mira a facilitare e favorire un settore produttivo strategico per la nostra Regione, anche guardando alle nuove forme di espressione audiovisiva, come quella realizzata attraverso il web”.

Apprezzamento per il lavoro svolto dalla commissione, come per la scelta di andare a modificare una legge esistente conservandone gli aspetti positivi, è stato espresso anche dal consigliere Gianluca Perilli (M5S). Condivisa, poi, la scelta di eliminare la previsione del Centro regionale, “struttura complicata, dispendiosa e sostanzialmente inutile”. “Il nostro contributo al testo – ha, poi, aggiunto – si è concentrato soprattutto sulla necessità di rendere centrale la vigilanza sulle procedure per l’assegnazione dei fondi, la cui trasparenza deve essere garantita con forme di controllo che siano alla portata di tutti”.

“Oggi riportiamo al centro la Regione Lazio, attraverso il rientro nella Film Commission – ha detto il consigliere Michele Baldi (Lista Zingaretti) – questo significa valorizzare il territorio regionale e fare in modo che la ricchezza che viene dalla produzione possa restare nella nostra regione, creando occupazione e indotto”. Tra gli altri punti di forza evidenziati quelli del contrasto alla pirateria, del sostegno al piccolo esercizio, della promozione della formazione, dell’aggiornamento e della riqualificazione professionale”.

Il presidente del gruppo Pdl, Luca Gramazio, ha quindi evidenziato che “il merito della legge è quello di non scardinare l’impianto della normativa precedente, che rappresenta una grande innovazione rispetto alla capacità di regolamentare il settore”. Nessuna contrarietà da Gramazio è stata espressa in merito alla soppressione del Centro regionale – “anche se riteniamo fondamentale inserire criteri di valutazione oggettivi rispetto alle richieste di finanziamento” – né al rientro nella Film Commission, “ma vorremmo capire quale forza si intenda dare alla Fondazione, in modo che possa essere un reale interlocutore per le produzioni che sono a Roma e per quelle che dobbiamo polarizzare verso il nostro territorio”.

Il vicepresidente della commissione Cultura Christian Carrara (Per il Lazio) si è concentrato, in particolare, sul tema formazione: “se è vero che l’impresa audiovisiva è uno dei fiori all’occhiello della nostra regione e che dal punto di vista produttivo rappresenta un’eccellenza, è anche vero che c’è ancora tanto da fare rispetto alla formazione di chi va a vedere le opere. Questa legge tende ad impegnarsi proprio sulla formazione del futuro pubblico, partendo dalle scuole”.

L’altro vicepresidente Olimpia Tarzia (Lista Storace) ha invece motivato il suo voto di astensione in occasione del voto in commissione sostenendo che “l’obiettivo di razionalizzare questa materia di fatto è più nelle dichiarazioni che nelle modifiche reali: il corpo della legge rimane lo stesso, soprattutto per quanto riguarda la dotazione economica”.  Contrarietà è stata espressa da Tarzia, in particolare, rispetto alla cancellazione del Centro regionale – “il lavoro del Centro avrebbe potuto assicurare l’imparzialità delle decisioni e la pronta attuazione delle pratiche di accesso ai finanziamenti” – e del ritorno nella Film Commission, che negli anni “non ha svolto adeguatamente il proprio compito”. Ha infine sottolineato che restano irrisolti due problemi: quello digitalizzazione delle sale cinematografiche e quello dell’adeguamento delle competenze professionali.

“Stiamo ponendo al centro dell’attenzione un aspetto molto importante – ha affermato, quindi, il consigliere Enrico Maria Forte (Pd) – la cultura e la valorizzazione del paesaggio rappresentano un diverso modello di sviluppo e di nuova occupazione”. Ricordando che “cinema e audiovisivo rappresentano un tradizione importante per la nostra regione”, ha sottolineato come elemento particolarmente rilevante del testo quello del sostegno non solo alla formazione professionale di chi opera nel settore, ma anche alla creazione di una sensibilità verso un prodotto culturale di grande importanza”.

Il consigliere Antonello Aurigemma (Pdl), infine, esprimendo apprezzamento per la metodologia di lavoro adottata in commissione e l’intenzione della Giunta di apportare miglioramenti tecnici alla legge preesistente senza stravolgerla, ha ricordato che “il settore è particolarmente in crisi e risente del livello di caduta occupazionale, specialmente in un momento di globalizzazione totale in cui le piccole sale si trovano in difficoltà rispetto ai grandi centri che ospitano i multisala”.

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