Reddito di cittadinanza. Sussidio limitato a otto mesi nel 2023. Poi stop per tutti dal 2024

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Il Reddito di Cittadinanza sarà abolito dal primo gennaio 2024. È questa la decisione presa dal Governo, dopo un Consiglio dei ministri riunitosi nella tarda sera del 21 novembre. Fino a quel momento, il sostegno continuerà ad essere erogato a tutte le persone in possesso dei requisiti, ma per le persone in grado di lavorare durerà al massimo otto mesi.

La manovra economica parla chiaro, nel mirino, le persone occupabili, comprese quelle che già lavorano, ma hanno stipendi così bassi da rientrare comunque tra i percettori del reddito di cittadinanza. Una platea complessiva di circa 800mila persone, molte delle quali hanno già compiuto 50 o 60 anni e hanno forti problemi a ricollocarsi nel mondo del lavoro.

In base a quanto scritto sulla manovra, infatti, dal primo gennaio 2023, “alle persone tra 18 e 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d’età) è riconosciuto il reddito nel limite massimo di 7/8 mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili. E’ inoltre previsto un periodo di almeno sei mesi di partecipazione a un corso di formazione o riqualificazione professionale. In mancanza, decade il beneficio del reddito e decade anche nel caso in cui si rifiuti la prima offerta congrua”. Una stretta volta a portare nelle casse dello Stato circa 700 milioni di euro in un anno, sottraendoli a persone già costrette ad affrontare gli effetti della crisi energetica e dell’inflazione. Ma il governo non sembra volersi fermare, prevedendo, di abolire completamente il reddito di cittadinanza a partire dal primo gennaio 2024, per sostituirlo con una nuova riforma della quale però, ancora, non si sa nulla.

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